Capriolo a Vallevecchia


Verso la metà degli anni ’90 sono iniziati, presso l’Azienda pilota e dimostrativa di Vallevecchia, numerosi interventi di miglioramento e ripristino ambientale, alcuni ancora in corso. All’interno di questi ripristini si colloca anche la reintroduzione del capriolo (Capreolus capreolus), poiché la vocazionalità dell’area è garantita dalla situazione vegetazionale ed è dimostrata dalla presenza sporadica di individui isolati di capriolo che sono stati osservati all’interno di Vallevecchia negli ultimi anni.

Liberazione caprioliCapriolo in invernoGruppo di caprioliReintroduzione del capriolo a Vallevecchia (Caorle VE)
La reintroduzione del capriolo (Capreolus capreolus) si inserisce nell’ambito del progetto di riqualificazione ambientale dell’area demaniale di Vallevecchia (Caorle – VE) e rappresenta un importante elemento per l’arricchimento della biocenosi e la riqualificazione faunistica, nonché un elemento di elevato interesse naturalistico, educativo-culturale e venatorio.
Uno studio preliminare di fattibilità (effettuato nel 2000) ha dimostrato l’estrema vocazionalità dell’area per la reintroduzione cosicché tra novembre e dicembre 2003, in tre sessioni, sono stati rilasciati 26 caprioli. Il nucleo di rilascio ha rapporti tra sessi e classi di età simili a quelli di una popolazione naturale, con un lieve sbilanciamento a favore delle femmine per agevolare le prime fasi di riproduzione.
Gli animali adulti sono stati muniti di marcature individuali mediante apposizione di radiocollare e marca auricolare (17 capi radiomarcati) per permetterne il monitoraggio mediante la tecnica del radiotracking. Gli individui piccoli sono stati marcati solo con le marche auricolari (9 capi con sole marche auricolari).
La ricerca prevede tra le altre cose una valutazione del successo riproduttivo degli animali, uno studio dell’uso dello spazio in funzione dei cicli colturali e la sperimentazione di metodologie di monitoraggio.
I dati raccolti (fino all’inverno 2005) hanno permesso di evidenziare alcuni aspetti interessanti sulla dispersione dopo il rilascio, sugli spostamenti notevoli, sui raggruppamenti invernali e sulla territorialità primaverile-estiva, sui parti e sul successo riproduttivo, sulle aree maggiormente occupate.Le numerose osservazioni hanno inoltre permesso alcune considerazione anche sugli individui non marcati.

Spostamenti notevoli.
Ad un anno dalla liberazione, tra i 17 animali radiocollarati, 7 hanno evidenziato spostamenti notevoli dal sito di rilascio, uscendo dall’area di studio e 4 hanno effettuato uno spostamento contemporaneo dovuto ad un forte elemento di disturbo (censimento con i cani), tornando successivamente (entro 3 giorni) nelle zone precedentemente occupate. Inoltre tra i sei individui che non sono mai usciti da Valle Vecchia, 3 sono rimasti stabili nel proprio territorio fin dai giorni successivi al rilascio, mentre 3 hanno evidenziato periodici spostamenti tra le varie zone idonee dell’area di studio. La dispersione primaverile ha coinvolto sia maschi che femmine giovani e adulti.

Avvistamenti, nascite e successo riproduttivo.
Le osservazioni dirette dei soggetti marcati accompagnate dal monitoraggio tramite tecniche di radiotracking hanno permesso di individuare periodi di maggiore avvistabilità e periodi in cui gli individui erano difficilmente visibili, inoltre è stato possibile avere importanti informazioni sulle nascite primaverili e sul successo riproduttivo. Sono state osservate 11 nuove nascite più un individuo nato morto (probabilmente appartenente alla femmina 102); tutti i nuovi nati osservati sono stati successivamente rivisti varie volte a conferma della buona vocazione dell’area per la specie. È stato anche possibile marcare due individui poco dopo la nascita per monitorarli tramite l’osservazione diretta.

Preferenze ambientali. Il monitoraggio ha inoltre permesso di evidenziare alcune preferenze significative nell’utilizzo dell’habitat sia all’interno dell’Azienda Valle Vecchia che all’esterno. Di particolare importanza sono apparsi i miglioramenti ambientali già attuati, quali l’impianto di siepi, boschi igrofili, zone incolte e colture a perdere soprattutto durante il periodo in cui la maggior parte delle zone coltivate non offre particolare copertura. Per quanto riguarda le zone all’esterno dell’area di Valle Vecchia si è potuto osservare come le aste fluviali, anche dei corsi d’acqua minori, rappresentino i migliori corridoi di spostamento; mentre la presenza di piccoli boschetti e pioppeti, lungo i campi coltivati diano una sufficiente copertura per evitare un eccessivo disturbo agli animali che, infatti, al di fuori dell’isola erano spesso difficilmente avvistabili. Durante l’estate anche le coltivazioni a mais offrono sufficiente riparo, ma scarse possibilità di alimentazione.

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