Agroforestazione




imm1AGROFORESTAZIONE: UN PO’ DI STORIA

Fino a poco più di 50 anni fa gran parte della pianura padana era di fatto un immenso sistema agroforestale, la cui espressione più comune era rappresentato dalla “piantata”, costituita da lunghi e stretti appezzamenti di terreno agricolo bordati da ambo i lati da filari di alberi a capitozza maritati o meno alle viti. Un tipico esempio erano i filari di gelsi (la cui funzione primaria era la produzione di foraggio per l’allevamento del baco da seta) che, con spaziatura regolare (25-50 m) interrompevano la trama degli arativi e dei prati.
Gli alberi che facevano da tutore vivo avevano sempre una funzione plurima: oltre al gelso, si utilizzava il noce che forniva legname da lavoro, legna da ardere e frutti; l’olmo campestre, la cui frasca era utilizzata come succedaneo di altri foraggi per il bestiame; l’acero campestre, che dava fascine e piccola legna da ardere. Quando era possibile, i filari della piantata bordavano i fossi e le scoline aziendali, svolgendo in questo caso anche la funzione di consolidamento delle sponde. Un cenno particolare va fatto al valore estetico dei sistemi agroforestali, che faceva delle campagne venete uno straordinario paesaggio apprezzato dai viaggiatori e dagli artisti di tutto il mondo.



imm2AGROFORESTAZIONE, OGGI
A partire dagli anni ’80, è iniziata la (ri)scoperta di questi sistemi con risultati spesso sorprendenti. Le colture intercalari si sviluppano in modo più soddisfacente di quanto previsto. Sistemi ben progettati permettono di favorire la complementarietà tra gli alberi e le colture e di ottimizzare lo sfruttamento delle risorse in luce, acqua e nutrienti. A livello aereo il microclima creato dagli alberi è positivo per le colture o l’allevamento, mentre la struttura del suolo può essere migliorata dagli apparati radicali. Gli alberi possono anche servire da rifugio per gli ausiliari delle colture e permettere nel tempo di ridurre l’uso degli insetticidi. Lavorando sulla gestione dei terreni e la diversificazione delle specie, si può quindi passare da un sistema intensivo che richiede apporti esterni (energia, chimica) verso un sistema intensivo che valorizza le risorse naturali disponibili.
Si raccomanda di mettere a dimora filari d’alberi (preferibilmente orientati nord-sud) distanziati di 20-40 m, con densità variabili tra 30 e 100 alberi per ettaro. In fase di ideazione dell’impianto occorre immaginare un progetto poco impegnativo dal punto di vista dei tempi di lavoro. In agroforestazione gli alberi devono infatti essere sottoposti a manutenzioni annuali durante i primi 15 anni.
I primi risultati della ricerca indicano che i sistemi agroforestali producono tra il 15 e il 60% di biomassa in più per ettaro in confronto con una rotazione di colture pure. In altre parole, per produrre lo stesso quantitativo di legno e di granaglie che su 100 ha di coltura agroforestale, occorrerebbero 115-160 ha di colture pure e di superfici forestali, coltivate separatamente. Questo guadagno di produttività si ripercuote in un guadagno economico sulla rotazione, con dei margini per gli agricoltori che possono anche raddoppiare sul lungo periodo. Il capitale legno che si sviluppa progressivamente rappresenta un utile di gestione della fertilità e una carta vincente dal punto di vista economico. Infine, in un momento in cui si parla sempre più spesso di stoccaggio del carbonio, tutti gli studi indicano che i sistemi agroforestali hanno la capacità di sottrazione e stoccaggio durevole. Un servizio che a breve potrebbe essere economicamente valorizzato.

LA PIATTAFORMA EUROPEA
È stata recentemente creata una piattaforma europea dell’agroforestazione, la ricerca e anche l’assistenza tecnica sono avviate e ben strutturate. Una buona cooperazione nazionale ed europea da un lato e scambi di informazioni tra gli agricoltori, i primi interessati nella gestione quotidiana dei loro progetti, favorirà l’acquisizione di sapere e la diffusione dei sistemi agroforestali anche in Italia. Proprio da questa piattaforma nasce il video francese “Agroforesterie, enjeux et perspectives”, girato e sottotitolato in italiano a cura di AGROOF (http://www.agroof.net/) studio tecnico specializzato nella formazione e sviluppo delle pratiche agroforestali.  

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