Analisi dei mercati ortofrutticoli veneti 2011 [1]


Dopo il trend di continua crescita registrato fino al 2006, negli ultimi cinque anni la dinamica delle quantità veicolate dai mercati ortofrutticoli della Regione Veneto è stata prevalentemente in calo. Se si esclude il 2008, è evidente un persistente andamento negativo, con una flessione che viene confermata anche nel 2011, quando la quantità totale scambiata è scesa al di sotto del milione di tonnellate, (circa 997 mila t, -2% rispetto l’anno precedente), il volume più basso registrato dal 2000 ad oggi (fig. 1).

Per quanto riguarda la merce oggetto di scambio, gli ortaggi si confermano al primo posto (490 mila tonnellate, -2,7%), con una quota pari a circa il 49% degli scambi. Seguono la frutta fresca (340 mila t, -11,8%) e una quota del 34% e gli agrumi (160 mila t, +2,6%) che costituiscono il 16% delle merci scambiate. Rimane ancora del tutto residuale (inferiore all’1%) la quota di commercializzazione della frutta secca (7.200 t, +2%).

A peggiorare la situazione ha contribuito un pessimo andamento dei prezzi, scesi in media di quasi il 20%; di conseguenza il valore degli scambi, che nel 2010 era in ripresa dopo il calo del 2009, nel 2011 è sceso ulteriormente a circa 715 milioni di euro, in flessione di circa il 28% rispetto all’anno precedente.

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Risulta molto interessante l’analisi di lungo periodo (a partire dal 2000) dell’andamento degli scambi distinto per tipologia e per singolo mercato.

La legge regionale che disciplina i mercati all’ingrosso (L.R. n. 36 del 31 luglio 1984), distingue infatti tra:

mercati alla produzione, in cui le merci sono offerte esclusivamente da produttori singoli o associati;

mercati di re-distribuzione (o di transito), in cui gli acquisti sono effettuati prevalentemente da commercianti all’ingrosso e al dettaglio;

mercati al consumo (o terminali) in cui gli acquisti sono effettuati prevalentemente da commercianti al dettaglio.

Ponendo l’anno 2000 come anno base per l’analisi (base 100), è possibile descrivere le variazioni relative da un anno all’altro delle quantità di merce scambiate nelle tre diverse tipologie di mercati.

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Per i mercati di redistribuzione (Verona, Padova e Treviso, linea arancione), il 2009 è stato l’anno critico, con un “crollo” delle quantità scambiate di dieci punti percentuali, solo leggermente recuperati nel 2010. Ma nel 2011 c’è stata una nuova flessione (-1,8%), con le merci veicolate che sono scese a circa 831 mila tonnellate, un valore comunque ancora superiore a quello del 2000.

Nel 2011 il calo maggiore è stato registrato dal mercato di Verona (-2,4%), seguito da Padova (-1,5%) e Treviso, che perde solo l’1,1% rispetto al 2010, ma che nel lungo periodo (ultimi dieci anni) è quello che ha registrato la flessione maggiore (-12%), mentre Padova (+9,5%) e Verona (+22%) hanno aumentato il volume delle merci veicolate. Nel medio-breve periodo, tuttavia è il mercato di Verona, il primo per quantità commercializzate in Veneto, a soffrire maggiormente la contrazione degli scambi. Negli ultimi cinque anni, infatti, Verona ha perso il 17% delle merci veicolate, contro il 6% di Treviso e l’1% di Padova; dal 2009, addirittura, mentre Verona ha avuto una flessione del 3,4%, Padova e Treviso hanno registrato invece una ripresa delle quantità veicolate, rispettivamente dell’1% e del 3%.

I mercati al consumo (Venezia-Mestre, Bassano del Grappa e Vicenza) se confrontati con i dati del 2000 evidenziano un andamento negativo intorno al -38%, con un quantitativo scambiato sceso a poco più di 80 mila tonnellate. I volumi del 2011 sono tuttavia in crescita del 9% rispetto al 2010, un risultato in controtendenza con l’andamento generale e che interrompe un trend negativo che proseguiva dal 2001. Rispetto al 2000, infatti, i tre mercati registrano una diminuzione delle merci del 21% per quanto riguarda Venezia, -42% Bassano del Grappa, e -63% Vicenza. Nel breve-medio periodo le dinamiche interne al raggruppamento sono differenti: negli ultimi cinque anni, il mercato di Venezia-Mestre ha mantenuto sostanzialmente invariate le proprio quantità, mentre Bassano del Grappa registra una flessione dell’11% e Vicenza un vero e proprio tracollo, con una perdita del 46% degli scambi. Tuttavia è proprio questo mercato a registrate il miglior recupero nell’ultimo anno, con una crescita del 37% dei volumi scambiati (circa 13 mila tonnellate). Rispetto al 2010, Venezia ha invece registrato un +3% (45.500 t) e Bassano addirittura un +10% (22 mila t), che riduce in qualche modo la flessione patita dal 2009.

Per quanto riguarda i mercati alla produzione, nel 2011 il volume delle merci scambiate è sceso a 85 mila tonnellate (-14% rispetto al 2010). La variazione negativa rispetto al 2000 è stata di quasi il 30%, ma va detto che solo dal 2004 sono disponibili i dati di tutti i mercati. Per tale motivo, quindi, nella figura 2 si evidenziano, tra il 2000 e il 2004, anche degli aumenti nel volume di merci scambiate, mentre a partire dal 2004 la diminuzione delle merci che transitano per questi mercati è continua. Di conseguenza, nel confronto 2011-2004, la flessione risulta essere maggiore rispetto al 2000, e pari a circa il 35,5%.

Dei cinque mercati principali (Lusia, Chioggia, Rosolina, Villafranca di Verona e Valeggio sul Mincio) che insieme veicolano oltre l’85% del totale della categoria, solo Chioggia fa segnare nel 2011 un leggero incremento, mentre gli altri registrano un calo. La maggior parte della flessione è da imputarsi ai mercati alla produzione frutticoli veronesi, in particolare quelli di Valeggio sul Mincio (7.600 t, -42%) e Villafranca di Verona (8.000 t, -32%) che da soli contribuiscono ai due terzi della diminuzione registrata da questa categoria di mercati. Flessioni più lievi invece per i mercati orticoli polesani di Lusia (quasi 31 mila tonnellate, -2,5%) e Rosolina (oltre 13 mila t, -5%).

Riguardo alla provenienza delle merci (fig. 3), nel 2011 la quantità di prodotto proveniente dal territorio regionale (compreso le provenienze comunali e provinciali) è stata di circa 251 mila tonnellate (-14% rispetto l’anno precedente) e rappresenta il 25% del totale delle merci scambiate nei mercati regionali (nel 2010 tale quota era del 28%). Gli arrivi dal territorio nazionale subiscono ancora un calo (523 mila tonnellate, -3% rispetto al 2010), ma rimangono sostanzialmente stabili in termini di quota sul totale (53%), mentre le merci provenienti dall’estero registrano una crescita (+4%), impegnando il 22% del totale, migliorando di due punti percentuali la loro incidenza sul totale.

Per quanto riguarda il dettaglio per regione, come già notato l’anno scorso la merce italiana proviene per l’80% da cinque regioni: Sicilia, Puglia, Campania, Emilia-Romagna e Calabria. Si tratta di regioni caratterizzate dalla produzione di frutta fresca e verdura. (fig. 4).

Riguardo le importazioni dall’estero, la maggior parte proviene dall’Unione Europea (circa il 76%), in particolare da Spagna, Olanda e Francia. Sono rilevanti anche le importazioni dall’America centrale e dal Sud America (Argentina, Cile e Colombia), che soddisfano le esigenze di frutta e prodotti vari fuori stagione. Residuali le quote d’importazione relative all’Asia e all’Oceania.

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Rispetto alla destinazione delle merci (fig. 5), sulla base delle stime fornite dai direttori dei mercati, si registra una leggera crescita delle merci destinate all’export (+0,6%), dove vengono veicolate il 36,3% e dei volumi che rimangono sul territorio regionale, dove a crescere è però solo la destinazione “comunale” (+5%) che rappresenta una quota del 6,2% delle destinazioni. Si registra una flessione delle spedizioni sul mercato nazionale (-6,7%), la cui quota passa dal 22% al 21%.

 
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Analizzando il dettaglio per regione e stati esteri di destinazione si può notare che la merce commercializzata a livello nazionale viene indirizzata per il 95% circa del totale verso le regioni del nord Italia, in particolar modo verso il Trentino Alto Adige (46% del totale), seguito da Lombardia, Friuli Venezia Giulia ed Emilia Romagna. Le esportazioni sono orientate principalmente verso i paesi di prossima vicinanza all’Italia, e quindi Germania, Slovenia e Croazia, che insieme concentrano quasi il 50% delle destinazioni estere. Tra le altre maggiori destinazioni spicca quella della Russia, verso la quale vengono indirizzate il 9% delle merci, seguita da altre destinazioni verso i paesi del nord-est Europa (Ungheria, Austria, Romania e Polonia).

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Commercianti e grossisti sono sempre più i “fornitori” che introducono merce in mercato, con una quota in aumento rispettivamente del 41,1% e del 19,6%. Sostanzialmente invariata la quota di merce introdotta da OP/Cooperative (22,7%), mentre è in calo quella introdotta direttamente dai produttori (14% nel 2011 rispetto al 14,7% dell’anno predente).

I commercianti/grossisti sono anche la tipologia di operatori che costituiscono i principali acquirenti delle merci che escono dai mercati: la loro quota però ha subito un leggero ribasso nel 2011, scendendo al 57,8% (fig. 8). Anche la quota che viene acquisita dalla Distribuzione Moderna continua a registrare una flessione (20,5%).

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Residuali le quote delle altre tipologie di acquirenti: in leggera crescita gli acquisti dei dettaglianti fissi, degli ambulanti e degli Ho.re.ca (hotel, ristoranti, catering); senza significativi cambiamenti quelli dei privati cittadini, e altri soggetti (industria,…).

Per il trasporto della merce in entrata aumenta l’utilizzo di bilici (66,2%) e autocarri (25,9%), a scapito del trasporto con altri mezzi, quali ad esempio trattori agricoli o furgoni che dal 10,6% del 2010 passa al 7,7 del 2011.

Per il trasporto della merce in uscita, registra un lieve calo la scelta di trasporto su bilico (dal 49,4% del 2010 la quota scende al 47,6% nel 2011), che rimane comunque il mezzo principale per il trasporto in uscita assieme all’autocarro, che aumenta di un punto percentuale la propria quota sul totale (39,3%). In aumento anche la quota di utilizzo di altri mezzi (furgoni e furgonici,…) che sale al 13,1%.

 

Conclusioni

I dati forniti dai mercati agroalimentari, raccolti e analizzati negli ultimi anni dagli esperti dell’Osservatorio Economico Agroalimentare di Veneto Agricoltura, evidenziano un trend in flessione, già notata negli ultimi due anni e confermata anche quest’anno. I volumi di scambio sono diminuiti, scendendo per la prima volta al di sotto della “soglia psicologica” del milione di tonnellate e i valori commercializzati, complice un pessimo andamento dei prezzi, sono “crollati” del 28%. Tutto ciò è un’ulteriore conferma della sempre maggiore difficoltà dei mercati a svolgere il loro ruolo di incontro della domanda e offerta di prodotti e a fornire servizi, che vanno al di là della sola concentrazione del prodotto e formazione del prezzo, ma che riguardano anche altri aspetti quali la logistica, le autorizzazioni fitosanitarie e tutte le problematiche connesse alle pratiche amministrativo-burocratiche necessarie per le spedizioni all’estero, in grado di attrarre gli operatori, soprattutto regionali, perdendo sempre più il ruolo di aggregazione dell’offerta locale. La tendenza di medio-lungo periodo conferma che i mercati di redistribuzione sorreggono gli scambi mercatali con circa l’80% del totale della merce veicolata; ma sono anch’essi in calo negli ultimi anni, flessione che incide percentualmente in maniera elevata essendo molto consistente in termini assoluti. Anche le altre tipologie di mercati ortofrutticoli (al consumo e alla produzione) registrano un trend negativo nel lungo periodo, con la particolarità, nel 2011, della ripresa dei volumi transitati per i mercati al consumo (+9%).

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Queste dinamiche trovano conferma nel confronto tra flussi in e out di merce per territorio di provenienza e destinazione. Sempre più le merci in entrata provengono dal territorio nazionale o dall’estero, mentre sono in continua flessione le provenienze da dentro i confini regionali, che scende al 25% del totale. Il Veneto svolge ancora in maniera efficiente come piattaforma di rilancio dei prodotti ortofrutticoli, ricevendo le merci a livello nazionale per la maggior parte dal Sud Italia e opera attivamente per la loro redistribuzione principalmente verso le regioni del nord.  Il mercato regionale trattiene buona parte, quasi la metà, delle merci in uscita, con una quota in aumento per quanto riguarda il livello comunale. È in ulteriore aumento la quota di merce che viene inviata fuori regione e all’estero.

Per scaricare il report “Analisi dei mercati ortofrutticoli regionali 2011” in formato pdf clicca qui

 

[1] Il report è stato realizzato da Renzo Rossetto e Michela Sambin, stagista dell’Università di Venezia (corso di laurea in Economia e Finanza) presso il settore Economia, Mercati e Competitività di Veneto Agricoltura.