Mercoledì, 18 Ottobre 2017 CercaCerca  
28.02.08 Tendenze del florovivaismo veneto: aumento degli investimenti e integrazione a monte

Aumento delle superfici investite a florovivaismo in Veneto e cambiamento nelle fonti di approvvigionamento del materiale di coltivazione: sono queste le due indicazioni più significative che emergono dall’analisi che Veneto Agricoltura ha effettuato elaborando i dati forniti dal Servizio Fitosanitario Regionale (SFR).

Per quanto riguarda le superfici coltivate, nel 2007 esse hanno superato i 2.700 ettari, in aumento di oltre il 4% rispetto al 2006. A dispetto quindi di una situazione di difficoltà percepita dagli operatori del comparto, negli ultimi anni il trend degli investimenti è sempre stato in aumento. Poiché le aziende autorizzate in base alla L.R. 19/99 erano 1.717 a fine 2007, un numero sostanzialmente stabile negli ultimi anni, ciò significa che la superficie media aziendale è diminuita. Se questo da una parte può tradursi in diseconomie di scala, inefficienze, minor potere contrattuale e maggiori difficoltà a competere sul mercato, dall’altra indica che la produttività per ettaro è probabilmente più elevata di altri settori (dove la tendenza è all’aumento della superficie media aziendale) e tale da permettere, anche con minime superfici investite, la remunerazione dell’attività produttiva.

superfici florovivaismo veneto 2007

La provincia di Padova, con 535 aziende attive, pur registrando una flessione del 2% rispetto al 2006, conferma la propria leadership, concentrando il 31% delle aziende venete. Treviso invece, dove si localizzano 358 aziende (21% del totale regionale), fa segnare un aumento del 3,5%.

I comparti più importanti sono quelli del vivaismo ornamentale, che coinvolge circa il 90% delle aziende venete, l’orticolo (31%) e il fruttifero (16%).

Circa l’82% della produzione veneta è costituita da materiale vivaistico, mentre per il rimanente si tratta di piante finite (14%) e di materiale di propagazione (4%). Aumentano le aziende accreditate in base alle norme di qualità sui materiali di moltiplicazione e che hanno ottenuto la CAC (Conformità Agricola Comunitaria), condizione necessaria per la commercializzazione in ambito europeo: nel 2007 erano 205 (+2% rispetto al 2006).

L’altro aspetto interessante del 2007 è stato il cambiamento nelle fonti di approvvigionamento del materiale di coltivazione. Aumenta infatti la percentuale di aziende (41%) che dichiarano di autoprodurre il prodotto di base e la quota di prodotto ottenuta con questa modalità passa dal 3% a poco meno del 22% del totale. Ciò significa che le aziende stanno diversificano i propri fornitori e molte di esse hanno internalizzato una fase di produzione a monte: i motivi vanno probabilmente ricercati nell’aumento dei costi dei fattori produttivi che si è verificato nel 2007. Nel complesso oltre il 60% del materiale di base viene acquistato da fuori regione; tuttavia, se si considera che, nel 2007, una quota del 38,5% di prodotto ha una provenienza regionale (mentre nel 2006 tale valore era inferiore al 25%) è possibile affermare che si attenua la dipendenza delle aziende venete dalle altre regioni per quanto riguarda la fornitura del materiale da coltivare.

Aumenta la percentuale di aziende che vende a privati e hobbisti (93% nel 2007, rispetto all’83% del 2006), ma attraverso questo canale di commercializzazione viene veicolato solo l’8% delle produzioni in termini di quantità. Oltre l’80% della produzione veneta viene invece venduto ad altri vivaisti e/o aziende agricole dal 25% delle aziende florovivaistiche.

Praticamente tutte le aziende (99%) vendono a livello locale, con un aumento percentuale (+12% rispetto al 2006) che trova conferma nel contestuale incremento delle aziende che vendono a privati. Anche le altre aree di commercializzazione, registrano un aumento della percentuale di aziende: ciò significa che esse stanno diversificando non solo la forma, ma anche il mercato di destinazione dei loro prodotti. Tuttavia è in diminuzione e rappresenta solo una quota del 52%, la produzione che viene venduta a livello locale e regionale. Aumenta invece la quota di prodotto che esce dai confini regionali e che trova collocazione a livello nazionale (44%) e estero (3,5%).