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30.12.2008 Cereali, 2008 schizofrenico

Uno studio di Veneto Agricoltura analizza l’andamento altalenante delle quotazioni del mercato cerealicolo.

Una nuova “malattia” ha colpito nel 2008 i prodotti agricoli: è la schizofrenia dei mercati. Lo segnala Veneto Agricoltura, l’Azienda della Regione che si occupa dei settori agricolo, forestale e agroalimentare. Non è stata solo la finanza globale a subirne gli effetti incontrollabili, ma che le quotazioni dei principali prodotti cerealicoli che hanno registrato picchi e crolli nel giro di poche settimane, lasciando i produttori in balia del mercato che, a marzo aveva toccato i massimi storici, per poi crollare a settembre con prezzi giunti ormai alla soglia dell’intervento comunitario nelle ultime settimane di novembre.

Dall’analisi dei prezzi dei cereali realizzato dagli esperti di Veneto Agricoltura emerge quindi una vera e propria sindrome schizofrenica del mercato, come dimostra ad esempio l’andamento del frumento tenero: a fine marzo alla Borsa Merci di Padova faceva registrare una quotazione massima di 277 euro/t, un valore superiore del 50% a quello dello stesso mese del 2007 (173 euro/t). A fine novembre poi, il prezzo era sceso a 147 euro/t (-42% rispetto al dato di fine novembre 2007; tuttavia, poiché quelli attuali sono ancora prezzi superiori a quelli medi mensili registrati dal 2000, potrebbe esserci spazio per un’ulteriore discesa. Infatti le analisi tecniche delle quotazioni dei mercati futures della Borsa Merci di Chicago (la più importante a livello mondiale) presenta una situazione di estrema debolezza e incertezza dei listini e non lascia intravedere una possibile ripresa dei prezzi, almeno nel breve termine.

Per la soia la situazione è simile a quella del frumento, con quotazioni massime raggiunte a marzo (472,5 euro/t, un prezzo quasi doppio rispetto ai 250 euro/t di marzo 2007), e una discesa dei prezzi che, a fine novembre (292 euro/t), non si può ancora dire abbia raggiunto i suoi minimi. La situazione dei mercati futures americani indica prospettive di ulteriori ribassi che potranno portare il prezzo del seme oleoso nel medio-breve periodo ad oscillare tra i 220 e i 260 euro/t.

La situazione del mais è ancora più critica: i prezzi, che avevano già raggiunto livelli elevati a settembre 2007 (237 euro/t) toccando i massimi a gennaio 2008, sono ora precipitati a meno di 120 euro/t. Si tratta di quotazioni tra le più basse del nuovo millennio (solo nel 2005/06 si può dire che siano stati stabilmente su livelli inferiori) e le analisi tecniche dei mercati futures confermano un consolidamento dell’attuale trend discendente almeno per i prossimi sei mesi.

Ad oggi le indicazioni provenienti dai mercati internazionali sembrano indicare il perdurare di questa situazione di prezzi, viste anche le previsioni di raccolti abbondanti per tutti i principali prodotti cerealicoli, ma a gennaio la situazione potrebbe anche cambiare drasticamente. Secondo alcuni osservatori infatti la discesa dei prezzi è ormai andata oltre i valori ragionevolmente desumibili nei fondamentali del mercato. Non si può escludere, quindi, che quando la domanda si ripresenterà sulle piazze di contrattazione nazionale, con rinnovata volontà/necessità di acquisto, l’offerta possa riuscire a spuntare qualche correzione al rialzo dei prezzi.