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14.12.2010 Biologico si, ma non solo numeri

Il biologico veneto è in espansione, primo per il settore distributivo. Il problema del controllo.

Il Veneto è storicamente la prima regione bio italiana, soprattutto per il settore della distribuzione. Milleseicento operatori e sedicimila ettari di superficie agraria coltivata a biologico. Dati che la dicono lunga su una nicchia consolidata ed importante. I segmenti maggiormente coinvolti sono il vinicolo e il cerealicolo ma anche il lattiero caseario e l’acquacoltura stanno investendo in questo senso. Un andamento che rispecchia i dati nazionali che attestano il “Bel Paese” ai primi posti al mondo per superficie coltivata a bio – soprattutto ortaggi (con una superficie otto volte superiore a quella spagnola), cereali (circa 250 mila ettari), agrumi, uva (38 mila ettari, il doppio della Francia) e olive, con un fatturato complessivo stimato in circa 3 miliardi di euro (un terzo export) -, e primo assoluto per numero di imprese.

Un segmento produttivo soggetto ad una normativa comunitaria specifica e per questo da controllare e verificare con attenzione e possibilmente in maniera uniforme.

Per dare una risposta, a Legnaro (PD) mercoledì 15 in aula magna della sede centrale di Veneto Agricoltura (in Agripolis), e giovedì 16 dicembre in Corte Benedettina, Regione e Veneto Agricoltura hanno promosso una “due giorni” informativa e formativa aperta sulla vigilanza sul biologico dal titolo “Il sistema di controllo della produzione biologica in Veneto”.

Interverranno, tra gli altri Valerio Bondesan, di Veneto Agricoltura, Pier Luigi Perissinotto, di Regione Veneto e Paolo Torrelli del Ministero delle Politiche Agricole. Inizio alle ore 09.00.

 

Ufficio Stampa