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25.02.2011 Carburante veneziano per i biovaporetti

Vaporetti e non solo. Se consideriamo tutta la flotta Actv, l’azienda dei trasporti pubblici di Venezia, ad ottobre 2010, i natanti che solcano il Canal Grande sono ben 164 e se venissero alimentati con biocarburanti, invece che con normalissimo gasolio, otterremo un minor scarico di anidride carbonica in laguna pari a 60.000 tonnellate (potenza “media” di 150 kW con un indice di sfruttamento medio del 40 % della potenza , per 15 ore al giorno di funzionamento, per 300 giorni l'anno, con un indice di 3 tonnellate evitate per ogni tonnellata di biodiesel). Questi i numeri dello studio di fattibilità che Veneto Agricoltura ha prodotto, affidato dalla Regione Veneto nell’ambito del progetto europeo Biosire, e che sono stati divulgati dall’Assessore Veneto alle politiche della mobilità Renato Chisso mercoledì 23 febbraio in un convegno appositamente dedicato presso la Scuola Grande San Giovanni Evangelista a Venezia. Un progetto triennale, finanziato dal programma IEE (Intelligent Energy for Europe), creato per promuovere sistemi di mobilità sostenibile nelle aree ad alta valenza turistica d’Europa. Idea interessante, ma che per essere realizzata passa attraverso il sostegno della politica regionale e nazionale. “Servono incentivi alla riconversione dei mezzi e degli impianti– ha dichiarato Paolo Pizzolato, Amministratore Unico di Veneto Agricoltura – con la destinazione di una piccola quota dell’accise sui carburanti a favore delle aziende. E’ una sfida che la politica deve affrontare per Venezia, area complessa e delicata, e non solo”. Le filiere bioenergetiche, per le quali da anni Veneto Agricoltura svolge attività di ricerca, sperimentazione e trasferimento delle conoscenze (biomasse solide, biogas e biometano, biocarburanti) stanno riscuotendo particolare interesse, “ma devono mantenere – sostiene Pizzolato – un legame col territorio in cui vengono generate in quanto volano di sinergie importanti con i sistemi produttivi esistenti”. Due le tipologie di biocarburanti considerate col progetto Biosire: l’olio vegetale puro prodotto da colture energetiche dedicate (in primis la colza) nelle aree rurali limitrofe; il biodiesel prodotto dal recupero e dal trattamento degli oli alimentari di cottura esausti (fritture di pesce e simili) raccolti in città. Questi prodotti energetici di origine biologica potrebbero essere miscelati ai carburanti tradizionali, o addirittura utilizzati in loro sostituzione, per l’alimentazione dei mezzi di trasporto. “Una mobilità che utilizzi risorse rinnovabili locali a basso impatto ambientale nel territorio della città più bella del mondo, sarebbe un ottimo biglietto da visita per quanti subiscono il fascino di Venezia e vengono a visitarla da ogni angolo del pianeta”, ha dichiarato Chisso. “La capacita produttiva complessiva di Venezia, pari a un milione di litri di biocarburante, miscelata con il diesel utilizzato per alimentare i natanti, permetterebbe di abbattere in quota parte le emissioni, rendendo la città da subito in linea con le indicazioni dell’Europa (meno 20% di emissioni Co2 entro il 2020)”, ha commentato Giustino Mezzalira, tecnico di Veneto Agricoltura.

 

Ufficio Stampa