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Florovivaismo veneto n. 29 - Settembre 2017 Speciale Flormart

News FV n.29 - Settembre 2017 banda intestazione

  News FV n.29 - Settembre 2017 Titolo


Continua la flessione delle aziende florovivaistiche autorizzate in base alla L.R. 19/99 e operative in Veneto, che dal 2010 sono in continuo calo e nel 2016 sono scese sotto la soglia psicologica delle 1.500 unità, attestandosi esattamente a 1.491 aziende, in calo del 2,4% rispetto al 2015 (fig. 1)[1].

 

News FV n.29 - Settembre 2017_fig 1 numero aziende florovivaismo


  News FV n.29 - Settembre 2017_tab 1 numero aziende florovivaistiche veneteI dati elaborati da Veneto Agricoltura (tab. 1), costantemente aggiornati dagli ispettori fitosanitari e forniti dal Servizio FitosanitarioRegionale (SFR), evidenziano un calo più rilevante del numero di aziende soprattutto nelle province di Rovigo (-4,5%) e Vicenza (-4,2%). Perdite sopra la media anche per Treviso (-3,4%) e Venezia (-2,9%), mentre Belluno fa segnare una flessione comunque significativa (-2,2%) anche se inferiore al dato medio regionale. Meno rilevanti le perdite per Verona (-0,4%) e Padova (-1,3%), che si conferma la prima provincia per numero di aziende in Veneto (30,6% del totale) seguita da Treviso (21,2%).

 

Distinguendo tra i diversi aggregati produttivi, il più numeroso si conferma quello del vivaismo ornamentale, dove è impegnato circa il 90% delle aziende (1.344 unità, in calo del 2,5% rispetto al 2015): quasi la metà delle aziende è specializzata solo in questa tipologia di vivaismo (tab. 2). Seguono, per numerosità, il comparto orticolo, che impegna il 35% delle aziende (532 unità, -2,4%), e il comparto frutticolo, dove operano 272 aziende (+3,4%), il 18% del totale veneto.  Stabili a 76 unità le aziende attive in altre produzioni di nicchia (tappeti erbosi, fragole e piante grasse in particolare). In ripresa, dopo il calo del 2015, il comparto dei fiori recisi (93 aziende, +6,9%) mentre continua la perdita di aziende impegnate nel vivaismo forestale (55 aziende, -6,8%) e nel vivaismo viticolo (50 aziende, -7,4%). News FV n.29 - Settembre 2017_tab 2 aziende florovivaistiche per tipologia attivitàContinua la diminuzione delle aziende specializzate in un solo comparto produttivo, che nel 2016 scendono a 748 unità (-3,2% rispetto al 2015); in calo anche quelle attive in almeno due comparti (584 unità, -3,3%), mentre crescono quelle che operano in tre o più comparti (161 nel complesso, +5%). Analizzando le caratteristiche aziendali, scendono a 684 unità le aziende ancora considerate “piccoli produttori”, che diminuiscono ulteriormente del 5,9% rispetto al 2015, mentre continuano a risalire le aziende iscritte al RUP (Registro Ufficiale dei Produttori), che nel 2016 si portano a 820 unità (+1%). In ripresa, dopo un biennio di flessione, le aziende con l’autorizzazione all’uso del passaporto fitosanitario (410 unità, +7,6%). Considerando la tipologia di attività, nel 2016 è ulteriormente diminuito il numero di “produttori” (1.433 aziende, -2,6%) e quello delle aziende autorizzate come “Realizzatori di aree verdi”, che per il secondo anno consecutivo registrano un calo e scendono a 680 unità (-2,2%). In leggera ripresa invece le aziende autorizzate come vivaisti (1.069 aziende, +1%).


News FV n.29 - Settembre 2017_fig 2 aziende per tipologia CACIn crescita rispetto al 2015 le aziende accreditate in base alle norme di qualità sui materiali di moltiplicazione e che hanno ottenuto la CAC (Conformità Agricola Comunitaria), necessaria per la commercializzazione nell’UE (fig. 2): nel 2016 sono state 225 (+5%). Nel dettaglio, sono in flessione di una unità le aziende con CAC orticola (-2,2%), mentre sono in ripresa le aziende con CAC frutticola (+4,6%) e, soprattutto, quelle con CAC ornamentale (+12%) e quelle con due CAC.


La superficie florovivaistica continua a calare e nel 2016 è ulteriormente scesa a circa 2.730 ettari (-1,1%, fig.3). La flessione riguarda esclusivamente le superfici in piena aria, che scendono a circa 2.070 ha (-1,6%). Le superfici in coltura protetta, invece, registrano un lieve incremento e si attestano a circa 660 ettari (+0,7%): nel dettaglio, le superfici in serre fredde vengono stimate a circa 72 ettari e le superfici in serre condizionate a circa 260 ettari, mentre quelle in vasetteria e ombrai si portano a circa 325 ettari (+3%).


News FV n.29 - Settembre 2017_fig 3 superficie florovivaistica veneta

 

Si stima che la produzione florovivaistica nel 2016 dovrebbe attestarsi a poco meno di 1,5 miliardi di pezzi, in crescita del 7,3%, rispetto al 2015 (fig. 4). Tale valore è ovviamente influenzato dal diverso ordine di grandezza esistente a seconda del tipo di produzione: ad esempio, per il vivaismo orticolo, dove il prodotto è costituito da piccole piantine, la produzione supera il miliardo di piante mentre per gli altri comparti, ornamentale, fruttiferi o forestali si parla di milioni o al limite di migliaia di piante. Nel dettaglio, ad influire maggiormente sulla ripresa generale è proprio la crescita della produzione di piantine orticole (oltre 1,1 miliardi di piantine,+9,5%), la cui quota di incidenza sul totale della produzione regionale si riporta a oltre il 78%; in aumento soprattutto la produzione di materiale vivaistico (900 milioni di piantine, +54%). In miglioramento anche la produzione del vivaismo frutticolo (18,6 milioni di piante, +11,8%), mentre è sostanzialmente stabile la produzione di piante ornamentali (290 milioni di pezzi) e in flessione l’output del vivaismo viticolo (-9%). Il materiale vivaistico, con circa 1,1 miliardi di pezzi (+38,8%), torna a rappresentare una parte rilevante della produzione florovivaistica regionale, con una quota del 77%, mentre il rimanente 23% è costituito da piante finite (circa 338 milioni di pezzi, -39%).


News FV n.29 - Settembre 2017_fig 4 produzione florovivaistica veneta


Per quanto riguarda la provenienza del materiale da coltivare, nel 2016 la quota di prodotto ottenuta attraverso la pratica dell’autoproduzione del materiale di base (fig. 5) è sensibilmente aumentata, portandosi a circa il 76% sul totale delle fonti di approvvigionamento. Va detto che il dato è frutto più di una migliore precisione dei dati raccolti piuttosto che di un effettivo cambiamento delle prassi aziendali. Inoltre va evidenziato che il dato è fortemente influenzato dalla componente vivaistica orticola, dove il processo produttivo parte dalla semente: in tale comparto infatti la percentuale di autoproduzione del materiale di lavorazione raggiunge l’80%. Escludendo dall’analisi il vivaismo orticolo, per gli altri comparti la quota di materiale di base prodotta internamente è pari al 61%, una percentuale più in linea con quella del 2015. Per lo stesso motivo, se dall’analisi generale risulta in calo l’incidenza di tutte le altre fonti di approvvigionamento, ed in particolare le forniture dal resto d’Italia (dal 13,1% al 7,5%) e ancora di più dai paesi esteri dell’Unione Europea (dal 20,2% all’8,5%), se si considerano solo gli altri comparti vivaistici (quindi quello ornamentale, frutticolo e viticolo), risulterebbe essere in forte calo solo il prodotto proveniente da paesi esteri dell’Unione Europea, mentre sarebbe in aumento la provenienza di materiale di lavorazione sia dall’ambito regionale (che passa dal 4,1% al 5,1%), che nazionale (14,7% da 13,1%) e soprattutto estero da paesi extra-UE, che raddoppia passando da 3,7% al 9% del totale degli approvvigionamenti.


News FV n.29 - Settembre 2017_fig 5 provenienza materiale da coltivare


 L’aumento della quota di materiale vivaistico prodotto permette di invertire la tendenza degli ultimi tre anni nella scelta dei canali di commercializzazione da parte delle aziende venete (fig. 6). Risale infatti la quota di vendite ad altri vivaisti e aziende agricole, che si riporta al 77,4%, mentre segnano una flessione gli altri canali di sbocco: veicolano un 10,5% del prodotto le vendite a privati/hobbisti, il 6,7% costituisce la quota di vendite a dettaglianti, mentre la quota di prodotto ceduto a grossisti è stata pari al 5,5% del totale.

 

News FV n.29 - Settembre 2017_fig 6 canali di commercializzazione

 

Per quanto riguarda l’ area di commercializzazione dei prodotti (fig. 7), nel 2016 si sono registrate solo minime variazioni nella distribuzione delle vendite per area di mercato. Si segnala la flessione delle vendite a livello regionale, la cui quota sul totale scende dal 22,6% al 21,5% e locale (33,1%) a favore dell’aumento della quota di vendite destinate all’Estero in ambito UE, che registrano un’ulteriore crescita passando dal 5,2% al 6,3% e le vendite sul territorio nazionale (38,7%).

 

News FV n.29 - Settembre 2017_fig.7 area di commercializzazione

 

Negli ultimi cinque anni il valore della produzione del comparto[2] è stato alquanto altalenante (fig. 8), ma nell’ultimo biennio ha registrato una crescita e si stima che nel 2016 possa attestarsi a circa 206 milioni di euro, +0,5% rispetto al 2015.

 

News FV n.29 - Settembre 2017_fig.8 valore produzione florovivaistica veneta 

 

Tuttavia, un’analisi distinta per macro-attività del comparto (fig. 9), evidenzia dinamiche contrapposte: la produzione di fiori e piante è in continuo calo e nel 2016 si stima che il suo valore sia sceso a 52,6 milioni di euro (-1%), mentre la produzione vivaistica è in continuo aumento, anche se in termini assoluti si tratta ancora di valori inferiori rispetto a fiori e piante, ed è pari a circa 28 milioni di euro (+1% nel 2016). In maniera sempre più preponderante il valore del comparto non è generato dall’attività di produzione in campo, quanto dal servizio di sistemazione di parchi e giardini offerto dalle imprese, che negli ultimi dieci anni è in continua crescita e nel 2016 ha quasi raggiunto i 125 milioni di euro (+1%).

 

News FV n.29 - Settembre 2017_fig 9 valore produzione florovivaistica per macro-attività


Per quanto riguarda il commercio con l’estero, secondo i dati presenti nella banca dati Coeweb (Istat), l’import/export nazionale di “Piante vive e prodotti della floricoltura”(escluse le merci al di sotto della soglia di assimilazione) ha avuto nel 2016 un saldo commerciale in valore (differenza tra valore delle esportazioni e valore delle importazioni) positivo di circa 252 milioni di euro (+26,6% rispetto al 2015, fig. 10). Alla formazione del saldo ha contribuito un aumento delle esportazioni, che hanno raggiunto il livello record di 733 milioni di euro (+8,6%) più che proporzionale a quello delle importazioni, salite a 481 milioni di euro (+1,1%).


News FV n. 29 - Settembre 2017_fig10saldo import/export nazionale fiori e piante in valore


Anche i dati in volume (espressi in termini di peso e non in numero di pezzi) evidenziano un miglioramento del saldo meno rilevante (+1%), che raggiunge il valore di circa 252.000 tonnellate (fig. 11). La particolarità del 2016 è che si è assistito praticamente ad un raddoppio delle quantità importate (circa 283 mila tonnellate) a cui ha fatto seguito un incremento delle quantità esportate di pari entità (circa 541 mila tonnellate, +34,6%), che in termini assoluti sono quasi due volte superiori a quelle in entrata. Il forte incremento del saldo in valore a fronte di una crescita più ridotta di quello in volume è giustificato dal fatto che, nel 2016, è crollato il valore di una singola unità di volume importata, sceso a 1,7 euro/kg (-47,7%) mentre il valore di una unità di volume esportata (1,36 euro/kg), è diminuito in maniera più contenuta (-19,3%), riducendo così notevolmente il gap tra i due valori.


News FV n.29 - Settembre 2017_fig 11Saldo import/export nazionale fiori e piante in volume

 

I comparti che hanno maggiormente influito sull’ import di prodotti florovivaistici sono stati, come sempre, quello delle piante vive (circa 248 milioni di euro, 51%), le cui importazioni sono cresciute del +3% e quello dei fiori recisi (164 milioni di euro, 34%), anch’essi in crescita dell’1,9% (fig. 12). Perquanto riguarda l’ export, il punto di forza del settore nazionale è rappresentato dalle piante vive, che costituiscono una quota di circa il 77% delle esportazioni italiane in termini di valore (560,8 milioni di euro, +7,8%). Seguono il comparto dei fiori recisi con una quota di circa l’11,5% (rispettivamente 84 milioni di euro, +10,9% rispetto al 2015) e delle foglie e fogliame (81 milioni di euro, +10,8% il secondo), con una quota dell’11%.


News FV n.29 - Settembre 2017_fig 12 composizione import/export fiori e piante nazionale precentuale in valore


Il contributo di ciascun comparto nella composizione del saldo è ancora più evidente nella figura 13: le piante vive hanno generato nel 2016 un saldo positivo di 312 milioni di euro, in notevole crescita (+12%) rispetto al 2015. Positivo è stato anche il comparto foglie e fogliame (58,6 milioni di euro, +10%), mentre continua ad essere negativo, seppure in riduzione, il saldo dei fiori recisi (-80 milioni di euro, -6%, rispetto al 2015) e di altri prodotti (bulbi,tuberi, radici…), che si assesta a circa 39 milioni di euro, in calo del 18,9%.


News FV n.29 - Settembre 2017_fig.13 composizione saldo import/export fiori e piante nazionale in valore


Il dettaglio regionale relativo alle piante vive, evidenzia per il Veneto un andamento in controtendenza rispetto al dato nazionale sia per quanto riguarda le importazioni (oltre 57 milioni di euro, +6,5%) che le esportazioni (22,6milioni di euro, -15,3%). Il risultato della bilancia commerciale del comparto evidenzia quindi un netto peggioramento del saldo negativo che si porta a circa 34,4 milioni di euro (+28,2%). A livello nazionale, il saldo positivo risale invece a 276 milioni di euro (+18,5%), a causa soprattutto di un calo delle importazioni nella maggior parte delle regioni (escluso il Veneto) e un incremento delle esportazioni nelle principali regioni esportatrici del comparto: Toscana (224 milioni di euro, +7%), Liguria (80,7 milioni di euro, +8%) ed Emilia-Romagna (70 milioni di euro, +15%).

Per quanto riguarda i consumi nazionali di piante e fiori, la domanda interna è monitorata e stimata con continuità dall’ Ismea. In seguito ad un cambiamento nella metodologia di realizzazione dell’indagine e di raccolta dei dati nel 2013/2014[3], i risultati degli ultimi anni non sarebbero confrontabili né con quelli degli anni precedenti né tra di loro. Per ovviare a questo inconveniente, si sono stimati i periodi non rilevati, in modo da poter effettuare comunque un’analisi dei dati. Nel 2016 la spesa complessiva per prodotti florovivaistici a livello nazionale viene stimata da Veneto Agricoltura in circa 2 miliardi di euro (fig. 14), in leggera flessione rispetto al 2015 (-1,2%). Il calo ha riguardato in particolare il consumo di fiori, sceso a 1,190 milioni di euro (-1,9%), mentre il consumo di piante ha registrato una perdita più contenuta (818 milioni di euro, -0,3%). L’ andamento del mercato nel 2016 è stato poco soddisfacente: nel confronto periodo su periodo rispetto al 2015, si è registrato prevalentemente un calo della spesa, ad esclusione dei mesi di marzo e maggio, dove invece la spesa è stata superiore. Nel primo semestre del 2017, il mercato è stato altalenante: la spesa è diminuita nel periodo gennaio-marzo, mentre aumentata ad aprile e maggio, facendo segnare un leggero miglioramento nei primi sei mesi dell’anno.


News FV n.29 - Settembre 2017_fig.14 Evoluzione spesa fiori e piante nazionale in valore

 


L’ indice di penetrazione degli acquirenti nel 2016 ha avuto un andamento altalenante, in alcuni mesi al di sopra, in altri al di sotto dei rispettivi periodi degli anni precedenti, con valori compresi tra 15,4% del mese di aprile e 19,9% di novembre e registrando in definitiva un miglioramento su base annua (17,9% rispetto al 17,5% del 2015). Nel 2017 tali valori si sono posizionati su livelli inferiori a quelli del 2016, ad eccezione del periodo gennaio-febbraio. La tendenza evidenzia una sempre più bassa propensione del numero di acquirenti di prodotti florovivaistici, nonostante il miglioramento registrato nel 2016. Al contrario la spesa media mensile registra un calo, sia per quanto riguarda i fiori (25,2 euro nel 2016 rispetto ai 26,2 euro del 2015, -4%), che in misura ancora più rilevante per le piante (21,9 euro pro-capite rispetto ai 23,9 euro del 2015, -8,4%, ).

Analizzando più in dettaglio il profilo degli acquirenti (tab. 3), è interessante notare il suo andamento e come è cambiato nel corso degli anni. Il primo aspetto, legato al sesso, evidenzia come gli acquirenti di prodotti florovivaistici siano sempre meno maschi, la cui quota è scesa al 33,7% da oltre il 40% e sempre più donne, che costituiscono il 66,3% degli acquirenti. Distinguendo l’analisi per fasce di età, nell’ultimo anno si registra una ripresa della spesa effettuata dagli acquirenti nelle fasce più giovani (fino ai 34 anni): in particolare la quota di acquirenti della fascia di età 25/34 anni risale all’11,7% ed è in crescita anche quella della fascia 45/55 anni (19,6%), a scapito degli acquisti effettuati da acquirenti di 55 anni e oltre, la cui quota ridiscende al 48,9%, pur essendo comunque in crescita negli ultimi cinque anni (+5 punti percentuali dal 2011). Dal punto divista della condizione economica, diminuiscono ancora gli acquirenti delle fasce di reddito bassa, la cui quota scende da 20,3% del 2011 al 14,2% del 2015; stabile la fascia medio-bassa, dove si collocano tuttavia la fascia più ampia di acquirenti (32,1%), mentre sono in aumento gli acquirenti delle fasce di reddito medio (29%) e medio-alto (20,4%del totale), in crescita di cinque punti percentuali negli ultimi cinque anni. Per quanto riguarda la condizione professionale degli acquirenti, dopo anni di continuo aumento registra un calo la quota di acquisti effettuati dalle casalinghe (25,8% del totale, meno tre punti percentuali su base annua) e in misura meno rilevante anche quella dei pensionati (25,6%), dei lavoratori dipendenti (18,6%) e autonomi (9,1%); in crescita invece gli acquisti effettuati da parte di operai (13,7%) e da altre categorie professionali.


News FV n.29 - Settembre 2017_tab 3 profilo acquirenti prodotti florovivaistici

 


Analizzando i dati di penetrazione di acquisto per area geografica, si evidenzia che la quota maggiore di acquisti viene effettuata nelle Regioni del Sud e Sicilia (34% degli acquirenti), in crescita anche gli acquirenti del Nord-Ovest (25,4%) a scapito di quelli del Nord-Est (22,2%) e soprattutto del Centro e Sardegna (18,4%), che perde due punti percentuali su base annua. In termini di spesa complessiva (fig. 15) il Sud con la Sicilia, pur con un andamento in leggera flessione, mantiene la leadership a livello nazionale in termini di spesa in valore, con una quota del 27,5% del totale, seguito dal Nord-Ovest, anch’esso in leggero calo, con una quota del 27,1%. Dopo la ripresa del 2015, nell’ultimo anno si riduce nuovamente la spesa effettuata nel Nord-Est, la cui quota scende al 23,8%, a vantaggio di quella effettuata al Centro+Sardegna, che risale al 21,5%.


News FV n.29 - Settembre 2017_fig.15 distrubuzione spesa fiori e piante in valore per area geografica


Analizzando la spesa per tipologia di prodotto emergono delle notevoli differenze (fig. 16). La spesa in fiori, che rappresenta il 60% della spesa totale del comparto (come detto stimata pari a circa 1,190 miliardi di euro nel 2016), viene effettuata prevalentemente al Sud+Sicilia, dove si registra sia il maggior numero di acquirenti (44,7%) che la maggior quota di spesa in valore, che si attesta al 34,5%. Segue per importanza il Nord-Ovest, che con una quota di acquirenti pari al 20,9% (meno della metà del Sud) realizza circa il 22,9% della spesa nazionale. Si riduce invece la spesa nel Nord-Est, la cui quota sul totale è ridiscesa al 20,6% nel 2016, mentre al contrario la spesa del Centro+Sardegna è ulteriormente salita al 21,9%. La spesa in piante (stimata a circa 818 milioni di euro), viene invece realizzata maggiormente nelle regioni del Nord-Ovest (30,9% degli acquirenti nazionali), la cui quota di consumi in valore è pari a circa il 33,4% del totale, seppur in lieve flessione nell’ultimo anno e del Nord-Est+Emilia, che con il 30,2% degli acquirenti realizza il 28,7% della spesa. Diminuisce l’incidenza della spesa sul totale del Centro+Sardegna (20,9%), mentre si mantiene stabile quella del Sud+Sicilia (17%).


News FV n.29 - Settembre 2017_fig 16 distribuzione spesa fiori e piante nazinoale in valore per tipologia e area geografica


La scelta del canale di acquisto (fig. 17), evidenzia un nuovo aumento della spesa effettuata presso il negozio tradizionale, che si conferma primo canale di vendita per i fiori (59,4% degli acquisti), a sfavore degli acquisti effettuati presso chioschi attrezzati in strada (la cui quota è stabile al 21,8%) o garden center/vivai la cui quota di spesa scende a 7,2% del totale. La spesa in piante evidenzia un ritorno all’acquisto nei garden center/vivaio, la cui quota di vendite risale al 34,5%, a scapito delle vendite nei negozi tradizionali che scendono al 34%. In leggero miglioramento anche la quota di vendite effettuata dal chiosco attrezzato in strada (6,6%) e dagli altri canali di vendita (mercato rionale/periodico,super/ipermercati,…), la cui quota sale al 24,9%.


News FV n.29 - Settembre 2017_fig 17 spesa fiori e painte in valore per canale


In conclusione, prima di tutto va ancora una volta sottolineato che l’ analisi dei dati sui consumi raccolti da Ismea risulta influenzata dal cambiamento della metodologia di indagine, che ha reso necessaria la stima di alcuni dati e valori che negli anni precedenti venivano invece rilevati.

In sintesi, va evidenziata l’ulteriore riduzione della spesa complessiva di prodotti florovivaistici, nonostante la nota positiva della lieve ripresa dei consumi di piante. Il miglioramento dell’indice di penetrazione degli acquirenti, nota positiva, è stato però controbilanciato da un flessione della spesa media mensile per acquirente, così come sono interessanti le variazioni riguardanti il profilo degli acquirenti e la distribuzione geografica della spesa. Degno di nota il fatto che, mentre aumenta il numero di acquirenti delle Regioni del Sud+Sicilia, non vi sia un proporzionale incremento della quota di spesa realizzata a favore di un andamento crescente nel medio-lungo periodo della spesa effettuata nelle regioni del Nord. Significativo inoltre che i principali acquirenti di fiori e piante siano sempre più le femmine e le persone di oltre 55 anni, la cui quota rappresenta circa il 50% degli acquirenti a scapito di quelli di altre fasce di età più basse. Da sottolineare anche, nonostante la flessione dell’ultimo anno, l’aumento degli acquirenti delle categorie casalinghe o pensionati e, dal punto di vista socio-economico, di quelli con reddito medio-alto, a scapito delle categorie con un basso livello socio-economico.

Tra i canali di acquisto, il negozio tradizionale mantiene ancora saldamente la leadership come principale canale utilizzato per l’acquisto di fiori, in ulteriore crescita, seguito dal chiosco attrezzato in strada; per quanto riguarda le piante, in ripresa le vendite in garden center/vivaio a scapito delle vendite nei negozi tradizionali,.

In base all’ultimo aggiornamento riferito al primo semestre 2017 (fig. 18), l’andamento della spesa cumulata in fiori e fronde, piante, alberi e arbusti in Italia si attesta nel complesso a circa 922 milioni di euro, sostanzialmente sugli stessi livelli del medesimo periodo 2016. Si registra una leggera diminuzione della spesa in fiori (circa 505 milioni di euro, -0,9%), mentre la spesa in piante viene stimata in aumento a circa 416 milioni di euro (+1,2%).

Per quanto riguarda il Nord-Est, i dati dei primi mesi 2017 evidenziano un dato positivo, in controtendenza rispetto al dato nazionale, con una spesa complessiva cheviene stimata a circa 227 milioni di euro, in leggero aumento rispetto al 2016 (+1,55%). Tale situazione è il risultato di una dinamica che vede in leggero calo la spesa in fiori (circa 103 milioni di euro, -0,3%) a fronte di un incremento della spesa in piante (circa 124 milioni di euro, +3%).


News FV n.29 - Settembre 2017_fig 18 trend spesa cumulata fiori e piante nazionale


Per scaricare la newsletter Florovivaismo Veneto n. 29 - Settembre 2017 Speciale Flormart in formato .pdf  clicca qui



[1] Il report è stato realizzato da Renzo Rossetto, settoreEconomia, Mercati e Competitività di Veneto Agricoltura.

[2] Il valore della produzione del settore si ottiene sommando al dato Istat relativo a Fiori e Piante, una quota parte delle attività di supporto all’agricoltura, che fanno riferimento alla produzione vivaistica e alla realizzazione e cura di parchi e giardini la cui percentuale è fissa e definita dall’Istat. Il dato per il 2014 è stimato da Veneto Agricoltura utilizzando questa metodologia.

[3] In particolare sonodiminuiti o cambiati i periodi di rilevazione e sono stati modificati iquestionari di raccolta dati.


News FV n.29 - Settembre 2017_fig 19 crediti e redazione