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29.04.2011 Florovivaismo veneto 2010: in calo superfici e aziende

Battuta d’arresto nel trend di crescita della superficie investita a florovivaismo in Veneto in atto dal 2002: nel 2010 le superfici si sono portate al di sotto di 3.200 ettari, in calo dell’1% rispetto al 2009. Va comunque sottolineato che negli ultimi cinque anni la superficie è aumentata del 30%.

È questo il dato più significativo che emerge dalle analisi che gli esperti dell'Osservatorio Economico Agroalimentare hanno effettuato sugli ultimi dati aggiornati forniti dal Servizio Fitosanitario Regionale e inseriti nell'ultimo numero della newsletter Florovivaismo Veneto n.16 - Aprile 2011 pubblicato nei giorni scorsi nel sito internet di Veneto Agricoltura.

L’80% delle coltivazioni avviene in piena aria (oltre 2.500 ettari) mentre diminuiscono le rimanenti superfici in coltura protetta (circa 650 ettari): per il 9% si tratta di serre condizionate (280 ha, in calo del 4%), per un altro 8% si tratta di vasetteria e ombrai (270 ettari), in calo di circa il 10%, così come gli ettari coltivati in serre fredde (100 ettari).

superficie florovivaistica in Veneto 2010

Diminuisce in maniera anche più consistente il numero di aziende venete attive nel settore, sceso è 1.671 unità (-3,5%); l’aspetto positivo che ne consegue è l’aumento della superficie media che ogni azienda destinata a colture florovivaistiche, che nel 2010 è stata di 1,9 ha/azienda (+5% rispetto al 2009).

Tuttavia, oltre il 50% è costituito ancora da piccoli produttori (852 aziende), la cui quota sul totale è però in diminuzione rispetto al 2009 (-5%), mentre rimangono invariati (828 aziende), gli iscritti al Registro Ufficiale dei Produttori (RUP).

Distinguendo tra le diverse tipologie produttive, poco meno del 90% delle aziende (circa 1.500 unità, -3% rispetto al 2009) sono attive nel comparto del vivaismo ornamentale, seguite da quelle che si dedicano al vivaismo orticolo (519 aziende, -1%) e frutticolo (266, -1,5%). Gli altri comparti, pur presentando una minor numerosità di aziende, presentano una elevata specializzazione, è il caso del vivaismo viticolo, che coinvolge 51 aziende di cui quasi la metà (41%) specializzata solo in questo comparto o delle aziende attive in altri comparti di “nicchia” (tappeti erbosi, fragole, piante grasse), il cui numero è in crescita (55 unità) e per il 44% sono specializzate solo in queste produzioni. Da segnalare il notevole incremento (68 unità, +24%) delle aziende che si dedicano anche alla produzione di fiori recisi a complemento di un’altra, principale, attività vivaistica.

Un altro dato interessante riguarda il tipo di autorizzazione rilasciata alle aziende: per la prima volta infatti, oltre ai “produttori” (1.613, -3%) e ai vivaisti (1.105, -0,2%), diminuiscono, seppur di poco, anche le aziende autorizzate come “Realizzatori di aree verdi” (694 unità, -0,3%).

Sostanzialmente stabile il numero di aziende che hanno ottenuto la certificazione di Conformità Agricola Comunitaria (CAC): nel 2010 erano 206 in prevalenza dotate della CAC frutticola (87 aziende, +2%), e in misura minore della CAC orticola (44) od ornamentale (40 aziende).

numero aziende florovivaistiche in Veneto 2010

Nonostante il calo delle aziende e delle superfici, la produzione florovivaistica viene stimata nel 2010 in ulteriore crescita e dovrebbe attestarsi a circa 1,48 miliardi di pezzi (+7% rispetto al 2009). Una quota sempre maggiore di produzione (79%) è costituita dal materiale vivaistico (cioè il prodotto venduto ad altri operatori impegnati professionalmente, cioè altre aziende vivaistiche o agricole), le cui quantità prodotte sono in crescita (+11%), così come aumenta (+6%) il prodotto finito, venduto a dettaglianti, grossisti o consumatori finali, che mantiene stabile la propria quota del 18% del totale. Il rimanente 3% è costituito da materiale di base da coltivare (gemme, portainnesti e talee), la cui produzione e quota è però dimezzata.

Tuttavia, per quanto riguarda la provenienza del materiale da coltivare, trova conferma la pratica dell’autoproduzione del materiale di base da parte delle aziende: quasi la metà della materia prima (49%) viene ottenuta in questo modo. Diminuiscono gli approvvigionamenti provenienti da aree limitrofe, regionali, nazionali e europee, mentre sono in aumento le forniture da paesi esteri extra-Unione Europea (UE), la cui quota sale dal 2,9% al 4%.

Questa tendenza, se inizialmente, qualche anno fa, poteva essere una scelta strategica delle aziende nel tentativo di risparmiare sui fattori della produzione in un periodo di difficoltà e crisi economica, dall’altra, a lungo andare, può presentare il rischio di una scarsa propensione all’innovazione.

Nella scelta dei canali di commercializzazione, nel 2010 continua ad aumentare, seppur di poco, la quota di vendite ad altri vivaisti e aziende agricole, che ormai costituisce quasi il 79% del totale. Nonostante siano oltre il 90% le aziende che utilizzano la vendita “diretta” a privati/hobbisti, cala ancora il valore delle vendite effettuate attraverso questo canale, così come per quello delle vendite a dettaglianti. Cresce invece la quota di prodotto ceduta a grossisti (8,1%): se da un lato questo può far diminuire il valore aggiunto ritenuto dall’azienda agricola, il segnale positivo è che vi sono delle aziende che si sono strutturate e di dimensioni produttive tali da poter accedere al canale grossisti in maniera evidentemente più vantaggiosa che in passato.

Per quanto riguarda l’area di commercializzazione dei prodotti, risalgono le vendite destinate a livello nazionale, la cui quota si riporta a circa il 44%; in aumento anche le vendite destinate all’estero (dal 3,1% al 4,5% del totale). Di conseguenza diminuiscono le vendite effettuate a livello locale e regionale. Tutto ciò sembra confermare, visti anche i dati relativi ai canali di commercializzazione, una ritrovata competitività e capacità delle aziende florovivaistiche venete di occupare mercati più “difficili” fuori dei confini regionali.

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