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Analisi dei mercati ortofrutticoli veneti 2010

Dopo l’impennata record del 2008, continua la flessione iniziata nel 2009 delle merci veicolate attraverso i mercati ortofrutticoli della Regione Veneto: nel 2010 la quantità totale scambiata è scesa al di sotto di 1.050.000 tonnellate, (-2% rispetto al 2009), un volume inferiore alla media degli ultimi dieci anni (fig.1).

Il 48% della merce è costituita da ortaggi (oltre 500 mila tonnellate), la cui quota sui volumi totali è aumentata di sei punti percentuali negli ultimi due anni. Le quantità di frutta, al contrario, è scesa a circa 380 mila tonnellate (36,3%) perdendo quasi otto punti percentuali, a vantaggio anche degli agrumi, che costituiscono il 15% delle merci (circa 155 mila tonnellate). Residuale (meno dell’1%), il volume di frutta secca commercializzata.

Nota positiva il fatto che il valore degli scambi, dopo che nel 2009 era sceso al di sotto del miliardo di euro, sia in crescita (1.028 milioni di euro, +3,6%) anche se ancora ad un livello inferiore a quello degli anni precedenti.

volume merce scambiata mercati ortofrutticoli veneti

Risulta molto interessante l’analisi di lungo periodo (a partire dal 2000) dell’andamento degli scambi distinto per tipologia e per singolo mercato. La legge regionale che disciplina i mercati all’ingrosso (L.R. n. 36 del 31 luglio 1984), distingue infatti tra:

- mercati alla produzione, in cui le merci sono offerte esclusivamente da produttori singoli o associati;

- mercati di re-distribuzione (o di transito), in cui gli acquisti sono effettuati prevalentemente da commercianti all’ingrosso e al dettaglio;

- mercati al consumo (o terminali) in cui gli acquisti sono effettuati prevalentemente da commercianti al dettaglio.

Ponendo l’anno 2000 come anno base per l’analisi (base 100), è possibile descrivere le variazioni relative, positive o negative, da un anno all’altro delle quantità di merce scambiate nelle tre diverse tipologie di mercati.

Dalla figura 2 si può così notare che i mercati di redistribuzione (Verona, Padova e Treviso, linea arancione) presentano uno sviluppo positivo degli scambi: nonostante qualche leggera flessione e se si esclude il picco del 2008, è evidente come le quantità scambiate si siano stabilizzate ad un livello superiore di circa il 20% rispetto al 2000. Pur con delle diversità: nell’ultimo anno infatti, il mercato di Verona ha fatto segnare una ulteriore flessione delle quantità veicolate (circa 410 mila tonnellate, -5,5% rispetto al 2009 e -22,9% se confrontato con il 2008), mentre quelli di Padova e Treviso hanno registrato un aumento, rispettivamente con circa 350 mila (+2,7%) e 115 mila tonnellate (+4,2%). In ogni caso, aumenta leggermente, la concentrazione degli scambi in questi tre mercati, che nel 2010 hanno veicolato oltre l’83% della merce che transita per i mercati all’ingrosso del Veneto.

  andamento scambi per tipologia mercati

Le altre due tipologie di mercati presentano invece un andamento piuttosto negativo. In particolare i mercati al consumo (Venezia-Mestre, Vicenza e Bassano del Grappa, linea azzurra), nel 2010 hanno visto quasi dimezzare la quantità di merce scambiata rispetto al 2000. Anche in questo caso vi sono delle differenze: mentre il mercato di Venezia-Mestre si è mantenuto sostanzialmente stabile rispetto al 2009 (circa 44 mila tonnellate, -24% rispetto al 2000), quelli di Bassano del Grappa (20 mila tonnellate, -17%) e Vicenza (poco più di 9 mila tonnellate, -18%) hanno registrato una ulteriore flessione rispetto al 2009, con un calo delle quantità commercializzate rispettivamente del 48% e del 73% rispetto al 2000. Per quanto riguarda i mercati alla produzione, nel 2010 le quantità veicolate sono scese per la prima volta sotto le 100 mila tonnellate, con una flessione di quasi il 40% rispetto al 2000. Da rilevare: l’andamento positivo dei mercati polesani rispetto al 2009 (Lusia, con 31.500 t, +3,9% e Rosolina, 14.100 t, +6,6%) e di quelli che concentrano la produzione veronese di ciliegie (in particolare si segnala il mercato di San Pietro in Cariano, 2.800 t, +55%), mentre presentano un andamento negativo i mercati veronesi che concentrano la produzione di pesche e altra frutta, in particolare Valeggio sul Mincio (13.200 t, -23%) e Bussolengo (4.000 t, -35%).

Riguardo alla provenienza delle merci, nel 2010 la quantità di prodotto proveniente dal territorio regionale (compreso le provenienze comunali e provinciali) è stata di 293 mila tonnellate (+12%), che rappresenta il 24% della produzione regionale (nel 2009 ne costituiva il 20%) e una quota pari al 28% della merce entrata nei mercati veneti. Va detto comunque che tale quota raggiungeva, nel 1980, il 57% delle merci introdotte (fig. 3). Le provenienze dal territorio nazionale subiscono un ulteriore calo (540 mila tonnellate, - 8% rispetto al 2009), perdendo altri tre punti percentuali in termini di quota (52% del totale), mentre rimangono sostanzialmente stabili, anche in valore assoluto, le merci provenienti dall’estero (20% del totale).

provenienza merci scambiate nei mercati veneti

Per quanto riguarda il dettaglio per regione, fatto cento la merce proveniente dal resto d’Italia, il 75% proviene da cinque regioni: Sicilia, Puglia, Campania, Emilia-Romagna e Calabria (fig. 4). Si tratta principalmente di agrumi, pomodori e frutta (pesche, pere,..). Le importazioni dall’estero provengono per la maggior parte dall’Unione Europea (57%) e in particolare da Spagna, Olanda e Francia, da dove arrivano soprattutto agrumi e patate. Rilevanti le quantità di merce provenienti da paesi da cui importiamo prodotti in contro stagione: è il caso dei paesi del Sud America (14% delle merci in complesso, in prevalenza pere e alcuni ortaggi) o del Sudafrica (5%). Da altri paesi africani (in particolare dal nord Africa) arriva un altro 4% di merce (meloni e agrumi, oltre che altri ortaggi quali fagiolini e insalate). Una quota rilevante di merce arriva poi dal Centro America (18% in totale), in particolare banane, mentre quote residuali arrivano dall’Oceania (kiwi dalla Nuova Zelanda) e dall’Asia (agrumi da Israele).

dettaglio provenienze merci per regione e stato

Per quanto riguarda le destinazioni (fig. 5), sulla base delle stime fornite dai direttori dei mercati, risulta essere in leggero calo rispetto al 2009 la merce che rimane sul territorio regionale (42,1%), così come la quantità che viene esportata (35,7%), mentre crescono le spedizioni verso le altre regioni italiane (22,3%).

destinazione delle merci in uscita dai mercati veneti

Analizzando il dettaglio per regione e stati esteri di destinazione, si può evidenziare che la maggior parte della merce che viene commercializzata nel territorio nazionale, viene indirizzata nelle regioni confinanti: Trentino-Alto Adige su tutti, seguito da Lombardia, Friuli- Venezia Giulia. Discorso simile vale anche per quanto riguarda invece le esportazioni: oltre il 50% della merce viene destinata a Germania, Croazia e Slovenia (fig. 6). Interessante, considerata la distanza, la quota di export indirizzata verso il mercato russo (13%). Tra gli altri stati vi sono in prevalenza i paesi dell’est e del nord Europa.

dettaglio destinazioni merci per regione e stato

Con l’aumento della merce proveniente dal territorio regionale, è cresciuta di conseguenza anche la quota di merce introdotta dai produttori; per contro però è diminuita quella delle OP/Coop (fig. 7). Similmente, mentre è aumentata ulteriormente la merce introdotta dai commercianti, è diminuita quella dei grossisti. Nel complesso non ci sono sostanziali modifiche rispetto al 2009: i principali “fornitori” dei mercati si confermano i commercianti/grossisti (60% della merce veicolata).

tipologia fornitori merci in entrata nei mercati veneti

I commercianti/grossisti sono anche la tipologia di operatori che costituiscono i principali acquirenti delle merci che escono dai mercati: la loro quota sale ulteriormente nel 2010, portandosi al 59% (fig. 8), mentre registra una flessione la quota che viene acquisita dalla Distribuzione Moderna (21%). Residuali le quote di altre tipologie di acquirenti: stabili gli acquisti dei dettaglianti fissi e di privati cittadini, in leggera crescita quelli degli ambulanti, in calo gli acquisti di Ho.re.ca. (hotel, ristoranti, catering) e altri soggetti (industria,…).

tipologia clienti merci in uscita dai mercati veneti

Queste modifiche nella tipologia di “fornitori” e “clienti” dei mercati, incidono sui mezzi di trasporto utilizzati. Sempre più le merci in entrata vengono trasportate su bilici (65%) o autotreni (24%), mentre diminuisce sensibilmente la quota veicolata con altri mezzi di trasporto, quali trattori agricoli o furgoni, passata dal 31% nel 2004 al 10% nel 2010. Ugualmente in uscita la merce viaggia principalmente su bilici (49%) o autotreni (38%), anche se nel 2010 è risalita la quota di merce prelevata con altri mezzi di trasporto (12%).

Conclusioni

I dati forniti dai mercati agroalimentari, raccolti e analizzati negli ultimi anni dagli esperti dell’Osservatorio Economico Agroalimentare di Veneto Agricoltura, evidenziano un trend di crescita del volume degli scambi effettuati nei mercati nel lungo periodo, nonostante la flessione registrata negli ultimi due anni.

Il trend positivo è dovuto esclusivamente all'aumento degli scambi nei mercati di redistribuzione: infatti l’analisi per tipologia di mercato conferma che stanno cambiando il ruolo e le classiche funzioni dei mercati. L’aggregazione della produzione avviene ormai attraverso altre modalità e soggetti (coop/OP), così come il collegamento della produzione con i consumi, che sempre più avviene per opera di commercianti e grossisti, per lo più “fuori mercato”, decretando di fatto la perdita di volumi e di importanza dei mercati alla produzione e al consumo.

Nonostante nel 2010 vi sia stato un calo delle provenienze dalle altre regioni d’Italia, una leggera flessione degli acquisti della Distribuzione Moderna (DM) e una sostanziale stabilità delle spedizioni verso l’estero, nel lungo periodo, proprio la crescita delle esportazioni e degli acquisti della DM portano a considerare i mercati come luoghi fisici di re-distribuzione delle merci fornitori di servizi che vanno al di là della sola concentrazione del prodotto e formazione del prezzo, ma che riguardano anche altri aspetti quali la logistica, le autorizzazioni fitosanitarie e tutte le problematiche connesse alle pratiche amministrativo-burocratiche necessarie per le spedizioni all’estero (fig. 9).

Trova dunque sempre maggiori conferme la consuetudine che vede i mercati ortofrutticoli, ma di fatto anche tutti gli operatori privati veneti del comparto, fungere da vere e proprie piattaforme di rilancio dei prodotti ortofrutticoli non solo regionali, ma anche nazionali, verso tutto il nord Italia e soprattutto all’estero, in particolare verso i mercati di sbocco nel nord-est Europa e della Russia.

flussi in out di merce per area

 

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