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16.09.2011 Florovivaismo Veneto 2010: tanto import, pochi consumi

Negativo il saldo veneto 2010 della Bilancia Commerciale per quanto riguarda le piante vive. Diminuiscono i consumi nazionali. Bene il Nord Est per le piante, meno per i fiori. Meglio il 2011 soprattutto a Nord Est

Il florovivaismo italiano è in difficoltà (-13% il saldo, comunque positivo per 142 milioni di euro, della bilancia commerciale) e ancora di più quello Veneto, stando al dettaglio sulle piante vive: aumentano in Regione le importazioni (45 milioni di euro, +22,5% rispetto al 2009) in misura più che doppia rispetto alle esportazioni (15 milioni di euro, +8,4%). Un saldo negativo della bilancia commerciale pari a circa 30 milioni di euro, in aumento del 31% rispetto al 2009. Questi alcuni degli esiti di uno studio effettuato dagli esperti di Veneto Agricoltura (a giorni disponibile completo su http://www.venetoagricoltura.org/) sui dati del commercio estero dell’Istat (banca dati Coeweb) e dalle indagini sui consumi florovivaisti chi realizzate dall’Ismea. A livello nazionale i consumi languono: nel 2010 la spesa complessiva per prodotti florovivaistici è stata di 2,166 miliardi di euro, in diminuzione di circa il 2% rispetto al 2009. I consumi di fiori sono stati circa 1,266 miliardi di euro (-2,7%), mentre quelli di piante 900 milioni euro, in calo dell’1,5%. L’analisi per area geografica, evidenzia come le regioni del Sud con la Sicilia (27,8%) e il Nord Ovest (26,5%) siano le aree che più contribuiscono ai consumi nazionali, mentre il Nord Est, con una quota di spesa del 22,5%, si posiziona all’ultimo posto. Questo è dovuto soprattutto alla ridotta quota di spesa in fiori (18%). Inverso il discorso per le piante con il Nord Est (29%) e il Nord Ovest (32%) che trainano la spesa nazionale. Tra i canali di acquisto, prevale ancora il negozio tradizionale, che detiene la maggior quota di mercato in valore sia per i fiori (dal 50% al 59% nel 2010) che per le piante (dal 30% al 37%). In particolare per i fiori il secondo canale di acquisto è il chiosco attrezzato in strada (23%), mentre le piante si acquistano anche presso i garden center/vivai (34%) e nei super/ipermercati (12%).

In base all’ultimo aggiornamento dell’indagine sui consumi realizzata dall’Ismea e riferita al mese di giugno, il trend nel primo semestre 2011 della spesa cumulata in fiori e fronde, piante, alberi e arbusti è leggermente migliorato rispetto ai primi sei mesi del 2010 (+1,3%), e si attesta a circa 1,14 miliardi di euro. Per quanto riguarda il Nord Est, i dati dei primi sei mesi evidenziano una situazione anche più positiva sia rispetto al dato nazionale che alle altre aree geografiche: la spesa complessiva di prodotti florornamentali viene stimata in aumento di circa il 3,4%. Il risultato è influenzato dal rilevante incremento della spesa in fiori, che viene prevista in crescita di oltre il 7%, a circa 113 milioni di euro, mentre la spesa in piante è stimata in aumento solo dello 0,7%, a oltre 155 milioni di euro. Da evidenziare, tuttavia, che i fiori non sono una produzione tipica regionale veneta, per cui tale aumento dei consumi si tradurrà in un aumento delle importazioni.

La difficoltà nello sviluppare, se non addirittura mantenere gli sbocchi commerciali verso l’estero, soprattutto per quanto riguarda il comparto delle piante verdi e fiorite, sta, invece, mettendo sempre più in crisi gli operatori veneti del comparto che stanno perdendo posizioni a favore dei competitors toscani e liguri.

 

Ufficio Stampa