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10.04.2012 Il ciclone Prosecco cambia i connotati alla vitivinicoltura veneta

La vendemmia 2011in Veneto ha sostanzialmente confermato i livelli produttivi degli ultimi anni con una produzione dichiarata di 11,2 milioni di quintali di uva, corrispondenti a circa 8,2 milioni di ettolitri di vino. Prendendo in considerazione anche l’uva importata da altre regioni italiane, il Veneto sarebbe in grado di produrre una quantità di vino pari a 9,5 milioni di ettolitri, fortemente orientati alla qualità, poiché il 41,8% del vino prodotto è marchiato con la Denominazione di origine, mentre il 41,1% con l’Indicazione geografica.

Confrontando lo schedario viticolo a febbraio 2008 con quello di febbraio 2012, si nota come a distanza di 4 anni la superficie a vigneto rilevata in Veneto sia aumentata del 4,3%, salendo da 71.361 a 74.398 ettari. Escludendo la provincia di Belluno, la cui superficie vitata è, per ovvi motivi, molto esigua, l’incremento più consistente è avvenuto in provincia di Treviso (+9,3), mentre Verona e Venezia registrano aumenti sensibilmente inferiori (rispettivamente +3,8% e +3,6%), Vicenza conferma l’estensione del proprio vigneto (-0,1%) e Padova subisce una contrazione piuttosto significativa (-9%). Anche il numero degli schedari viticoli - grosso modo assimilabile al numero di aziende viticole - dal 2008 al 2012 registra una sensibile contrazione: da 42.150 a 36.779 (-12,7%) con cali notevoli, intorno al 20%, nelle province di Padova, Venezia e Rovigo, mentre Verona, Treviso e Vicenza contengono la perdita di unità aziendali rispettivamente al 4,6%, 9,7% e 11,3%.

Il fenomeno Prosecco, dopo la revisione della denominazione avvenuta nel 2009 con la nuova OCM, sembra incidere significativamente sulle caratteristiche strutturali della vitivinicoltura veneta. La varietà Glera (dalle cui uve si ottiene il vino prosecco) è il primo vitigno del Veneto con una quota del 25,7%, seguito a notevole distanza da Garganega (13,4%), Merlot (10,1%), Pinot grigio (9,8%) e Corvina (8,3%). I dati relativi alla produzione dichiarata di uve a denominazione di origine confermano il primato della DOC Prosecco con una quota del 34,5%, seguita dal Valpolicella con uno share del 14,6%. Al terzo posto ancora Prosecco: la DOCG Conegliano-Valdobbiadene con il 13,6%, che precede due denominazioni veronesi (Soave 10,6% e Bardolino 6,4%).

Dal punto di vista commerciale il 2011 è stata un’annata positiva, dopo la crisi del 2009 e i segnali di ripresa osservati già nel 2010. Il prezzo medio delle uve registrato presso le borse merci del Veneto è aumentato del 27%, mentre secondo le rilevazioni Ismea il prezzo medio all’origine dei vini bianchi DOC-DOCG al mercato di Treviso è salito su base annua del 28,7% e quello dei vini rossi DOC-DOCG sulla piazza di Verona del 31,9%. In aumento anche le esportazioni di vino italiano, delle quali il Veneto detiene la “quota di maggioranza” del 29,6%. I dati Coeweb-Istat registrano un incremento pari al 9,3% in quantità e al 12,4% in valore rispetto all’anno precedente. A tali risultati ha senza dubbio contribuito il Prosecco, considerando che gli spumanti DOP italiani hanno registrato nel 2011 un incremento delle vendite all’estero del 39% in valore, con punte di +63% negli Stati Uniti e +51% nel Regno Unito.

Il successo del Prosecco, se da una parte è motivo di soddisfazione, dall’altra desta qualche preoccupazione per il governo della denominazione. Il timore è che, in un’area di produzione a DOC piuttosto vasta - comprensiva di 5 province del Veneto e dell’intero Friuli Venezia Giulia - e sulla scia dei buoni risultati commerciali, se ne produca in quantità troppo elevata e con qualità non sempre all’altezza, con il rischio di inflazionare il mercato e svalorizzare il prodotto. Allo scopo di monitorare e gestire al meglio il potenziale produttivo del Prosecco è stato deciso dalle regioni Veneto e Friuli Venezia Giulia, su richiesta del Consorzio di tutela, di contingentare fino alla campagna 2013/14 i vigneti coltivati con la varietà Glera ai fini dell’idoneità della DOC Prosecco per una superficie complessiva di 20.000 ettari, di cui 16.500 in Veneto e 3.500 in Friuli Venezia Giulia, con la possibilità di aumentare tale superficie qualora dovessero evidenziarsi carenze di potenziale rispetto alle ipotesi di partenza.