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26.11.2013 Mercati ortofrutticoli in Veneto: nel 2012 merci scambiate ancora sotto il milione di tonnellate

La merce scambiata nei mercati ortofrutticoli veneti nel 2012 è stata pari a circa 997 mila tonnellate, un livello sostanzialmente invariato rispetto al 2011, il secondo più basso dal 2000 ad oggi. Per quanto riguarda la merce oggetto di scambio, prevalgono gli ortaggi (479 mila tonnellate, -3%), con una quota pari al 48% degli scambi, seguiti dalla frutta fresca (355 mila t, -2%) con una quota del 36% sul totale delle quantità veicolate.

Il valore delle merci scambiate è tuttavia risalito a 900 milioni di euro (+26%), risentendo in maniera favorevole del buon andamento dei prezzi, che in media sono aumentati del 7%, ovviamente con variazioni anche notevolmente differenti tra loro a seconda del prodotto.

Sono questi i dati più significativi che emergono dalle analisi effettuate dagli esperti di Veneto Agricoltura sui dati forniti dagli stessi mercati ortofrutticoli regionali.

I mercati di redistribuzione di Verona (368.000 t, -0,8%) e Padova (343.000 t, -0,5%), pur se in leggera flessione rispetto al 2011, assieme con quello di Treviso (116.000 t, +1%), si confermano essere l’asse portante del sistema mercatale regionale, veicolando circa l’83% delle merci in transito nei mercati. I mercati al consumo (Venezia-Mestre, Bassano del Grappa e Vicenza), in controtendenza rispetto all’andamento generale, hanno registrato addirittura un incremento delle merci scambiate, salite a 80 mila tonnellate (+9,4%), ma con andamenti contrastanti tra Venezia, in calo del 13% rispetto al 2011, e Vicenza e Bassano del Grappa in crescita rispettivamente del 17,5% e del 15,5%.

Per quanto riguarda i mercati alla produzione, nel 2012 il volume delle merci scambiate è sceso a 77 mila tonnellate (-9% rispetto al 2011). I cinque mercati principali (Lusia, Chioggia, Rosolina, Villafranca di Verona e Valeggio sul Mincio), che insieme veicolano oltre l’86% del totale della categoria, registrano degli andamenti contrastanti: mentre Chioggia fa segnare un leggero incremento (13.900 t circa, +4%), i mercati orticoli di Luisa (28.200 t) e Rosolina (11.900 t) registrano un calo, rispettivamente dell’8% e dell’11%. Positivo l’andamento dei mercati frutticoli di Valeggio sul Mincio (13.000 t) e Villafranca di Verona (10.000 t), con un aumento delle merci scambiate rispettivamente del 71% e del 27%.

Dal punto di vista della provenienza delle merci, gli arrivi dal territorio nazionale sono in flessione (514 mila tonnellate, -1,7%), pur continuando a rappresentare il 51,5% delle merci in entrata; la merce italiana proviene per l’80% da sei regioni: Sicilia, Puglia e Campania, Emilia-Romagna, Calabria e Lazio. È invece in ripresa la quantità di merce prodotta sul territorio regionale (255 mila tonnellate, +1,6%) e in ulteriore crescita le importazioni dall’estero (228 mila t, +2,7%), che per la maggior parte provengono dall’Unione Europea (circa il 65% del totale in particolare da Spagna, Olanda e Francia), dall’America Centrale (14%) e dal Sud America (13%, in particolare da Argentina e Cile), che soddisfano le esigenze di frutta e prodotti nei periodi di contro stagionalità.

Per quanto riguarda le destinazioni, la maggior parte delle merci rimane nel territorio regionale (43,5%), mentre il 35,5% viene spedito all’estero. I principali mercati di sbocco sono le nazioni vicine al nostro paese (Germania, Slovenia, Croazia e Austria), verso le quali viene destinato il 57% delle merci in uscita, che per il resto vengono inviate verso l’est e il nord Europa (da sottolineare che una quota del 9% viene destinata verso la Russia). Il rimanente 21% viene destinato ad altre regioni entro in confini nazionali, soprattutto verso le altre regioni del nord Italia.

Gli attori principali del mercato nel ruolo di fornitori, pur se con una quota in leggera flessione, sono sempre i commercianti (40% delle merci introdotte), mentre è in leggero aumento la quota detenuta dai grossisti (20,2%) e dalle OP/cooperative (23,1%). Sono ancora commercianti e grossisti ad essere i principali acquirenti delle merci in uscita dai mercati, con una quota, invariata, del 60% del totale. In ulteriore leggera flessione la quota acquisita dalla distribuzione moderna, mentre è in leggero aumento la merce destinata al dettaglio (fisso e ambulante).

 

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