Mercoledì, 13 Dicembre 2017 CercaCerca  
Ridefinire la Politica di Coesione europea per ottenere il massimo impatto su crescita e occupazione: la riforma in 10 punti

Dopo l’approvazione del bilancio dell’UE per il periodo 2014-2020 da parte del Parlamento europeo e degli Stati Membri, la Politica di Coesione investirà 350 miliardi di euro a favore delle regioni e delle città, al fine di raggiungere in tutto il territorio dell’UE gli obiettivi di crescita e occupazione e per affrontare le sfide poste dai cambiamenti climatici e dalla dipendenza energetica. Questi investimenti, a loro volta, faranno leva su risorse nazionali e regionali per un valore pari ad almeno 100 miliardi di euro, con un investimento complessivo previsto superiore a 400 miliardi. La riforma della Politica di Coesione garantirà un impatto massimo degli investimenti, che saranno proporzionati alle necessità delle singole regioni e città.

Vediamo, in sintesi, quali sono i punti chiave della riforma, che dovrà ora attendere l’approvazione del Parlamento e del Consiglio:

1. Investire in tutte le regioni UE, proporzionando gli aiuti e i contributi nazionali (tasso di cofinanziamento) ai livelli di sviluppo: regioni in ritardo di sviluppo (PIL < 75% della media UE a 28); regioni in transizione (PIL compreso tra il 75% e il 90% della media UE a 28); regioni più sviluppate (PIL > 90% rispetto alla media UE a 28).

2. Destinare le risorse ai settori chiave per la crescita. Gli investimenti effettuati nel quadro del Fondo europeo di sviluppo regionale (FESR) saranno stanziati a favore della ricerca e dell’innovazione, dell’agenda digitale, del sostegno alle piccole e medie imprese (PMI) e dell’economia a basso tenore di carbonio, a seconda della categoria di appartenenza di ciascuna regione (in ritardo di sviluppo -50%, in transizione -60% e più sviluppate -80%). Per l’economia a basso tenore di carbonio (efficienza energetica e fonti di energia rinnovabili) sono previsti obblighi distinti per l’allocazione delle risorse del FESR (regioni in ritardo di sviluppo -12%, regioni in transizione e più sviluppate -20%). Almeno il 23,1% del bilancio della Politica di Coesione (pari a circa 70 miliardi di euro) sarà destinato a investimenti nell’ambito del Fondo sociale europeo (FSE), volti a finanziare le attività di formazione e istruzione permanente, combattere la povertà, promuovere l’inclusione sociale e aiutare i cittadini nella ricerca di un impiego. Circa 66 miliardi di euro saranno indirizzati attraverso il Fondo di Coesione alle reti di trasporto transeuropee e ai progetti chiave per le infrastrutture ambientali.

3. Stabilire obiettivi chiari, trasparenti e quantificabili in materia di responsabilità e risultati. Il raggiungimento di questi obiettivi implica la disponibilità di risorse finanziarie aggiuntive (riserve di efficacia) da destinare ai programmi verso il termine del periodo previsto. Gli obiettivi dovrebbero essere resi pubblici a dimostrazione di una maggiore assunzione di responsabilità.

4. Introdurre requisiti da soddisfare per ottenere lo stanziamento dei fondi, al fine di garantire investimenti più efficaci. I prerequisiti necessari riguardano, ad esempio, strategie di “specializzazione intelligente” volte a identificare risorse specifiche, riforme favorevoli alle imprese, strategie di trasporto, misure atte a migliorare i sistemi di appalti pubblici o l’osservanza delle leggi in materia di ambiente.

5. Definire una strategia comune per un migliore coordinamento e una minore sovrapposizione. Il quadro strategico comune fornisce uno strumento per migliorare il coordinamento tra i Fondi strutturali e i Fondi di investimento europei (FESR, Fondo di Coesione e FSE nel quadro della Politica di Coesione, nonché il Fondo per lo Sviluppo rurale e il Fondo per la Pesca). Inoltre, esso permette di collegare più efficacemente gli altri strumenti comunitari, quali Orizzonte 2020 e il Meccanismo per collegare l’Europa.

6. Ridurre la burocrazia e semplificare l’utilizzo degli investimenti comunitari, attraverso un insieme di norme comuni per tutti i Fondi strutturali e di investimento, nonché una serie di regole contabili più semplici, richieste di rendicontazione più mirate e un impiego maggiore della tecnologia digitale (e-cohesion).

7. Potenziare la dimensione urbana della politica, destinando un quantitativo minimo di risorse attraverso il FESR a favore di progetti integrati nelle città, in via prioritaria rispetto ad altre spese nelle zone urbane.

8. Rafforzare la cooperazione internazionale e agevolare l’avvio di un maggior numero di progetti transfrontalieri. Garantire, inoltre, che le strategie macroregionali, come quelle per il bacino del Danubio e della zona del Mar Baltico, ricevano il sostegno di programmi regionali e nazionali.

9. Garantire che il contesto economico generale non intacchi l’impatto degli investimenti UE. Qualora fosse necessario, la Commissione può richiedere a ciascuno Stato Membro di modificare i programmi di sostegno alle riforme strutturali, ai sensi della clausola di “condizionalità macroeconomica”. In caso di violazioni gravi e ripetute delle raccomandazioni economiche, la Commissione può, in ultima istanza, sospendere l’erogazione dei fondi.

10. Promuovere un impiego maggiore degli strumenti finanziari per fornire più sostengo alle PMI e agevolare il loro accesso al credito. I fondi UE sosterranno i prestiti, le garanzie, i capitali azionari e di rischio attraverso un insieme di norme comuni per tutti i fondi, l’estensione della loro portata e una serie di incentivi (tassi di cofinanziamento più elevati). Ponendo maggiormente l’accento sui prestiti rispetto alle sovvenzioni, si dovrebbe riuscire a migliorare la qualità dei progetti e a scoraggiare la dipendenza dai sussidi.

(Fonte: inforegio)