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27.10.2015 Cereali in Veneto: bene i raccolti di frumento, male mais e soia; i prezzi non aiutano gli agricoltori.

Annata a due marce per le colture cerealicole in Veneto. Bene i cereali autunno-vernini, favoriti da un andamento climatico primaverile nella norma, male le colture a semina primaverile (mais, soia, barbabietola da zucchero), che sono state penalizzate dalle prolungate ondate di caldo torrido durante l’estate.

Il frumento tenero migliora leggermente le rese rispetto al 2014 (6,5 t/ha, +2%), ma complice il calo degli investimenti, scesi a circa 80.000 ettari (-4,5%) la produzione finale si riduce a circa 530 mila tonnellate (-2,5%). Risultati simili per il frumento duro, la cui resa migliora leggermente rispetto alla precedente annata agraria (6,2 t/ha, +3%), ma considerando che gli ettari coltivati sono quasi triplicati (da 4.300 ha a 11.300 ha), anche la produzione è notevolmente aumentata, raggiungendo le 70 mila tonnellate. Bene anche l’orzo, la cui resa, secondo le indicazioni fornite dagli operatori locali, dovrebbe salire a 4,8 t/ha (+6%).

Male invece le colture primaverili: il mais, dopo il raccolto record del 2014, ha sofferto particolarmente i prolungati periodi siccitosi con temperature molto elevate dei mesi estivi. Di conseguenza la resa secondo le prime indicazioni raccolte, potrebbe scendere a circa 10 t/ha, in calo di oltre il 15% rispetto all’annata precedente, su un livello medio standard per la coltura. Considerando che anche le superfici coltivate sono diminuite a circa 210.000 ettari (-10% circa), il raccolto finale atteso viene stimato a circa 2,1 milioni di tonnellate, in significativo calo del -25%.

Anche la soia è stata penalizzata dal pessimo andamento climatico estivo, che ha influito negativamente sulla resa, che si prevede possa scendere a circa 3,3 t/ha (-20/25% rispetto al 2014). Quindi, nonostante gli ettari coltivati vengano stimati in crescita e dovrebbero portarsi a circa 135-140 mila ettari (+10/15%), la produzione finale si prevede possa scendere a circa 440-450 mila tonnellate, in calo di circa il 15% rispetto all’annata precedente.

A peggiorare la situazione di un’annata che si preannuncia “difficile”, è la contestuale situazione dei prezzi a livello internazionale, che continuano a muoversi verso il basso. Le previsioni rilasciate dallo Usda, infatti, stimano una produzione record di frumento a livello mondiale per la campagna commerciale 2015-2016, cosa che inevitabilmente spinge verso il basso i listini. Scorte in ulteriore aumento, lo stock-to-use (il rapporto tra scorte e consumi) superiore al 30% e i fondamentali di mercato (domanda, offerta, consumi, commercio) sono impietosi e lasciano poche speranze per una inversione del trend ribassista di fondo. A livello nazionale, i listini del frumento tenero (varietà fino) quotato alla borsa merci di Bologna hanno avuto un andamento decrescente più costante e con una minor volatilità dei prezzi rispetto alle principali piazze di contrattazione internazionali, mantenendosi costantemente al di sotto dei 200 euro/t e toccando i valori minimi proprio negli ultimi mesi di settembre/ottobre, quando le quotazioni sono scese a circa 180 euro/t.

Una situazione di mercato per certi versi simile sta interessando la soia: nonostante per la nuova campagna 2015/16 sia atteso un incremento dei consumi più che proporzionale rispetto a quello della produzione, sostanzialmente stabile rispetto al 2014/2015, le scorte sono in ulteriore aumento e la situazione di relativa tranquillità da parte degli operatori sta deprimendo i listini. Allo stato attuale dell’analisi fondamentale e tecnica, c’è spazio per ulteriori ribassi con una maggiore probabilità piuttosto che ci sia invece un’inversione del trend. I prezzi del prodotto nazionale quotato alla borsa merci di Bologna nel 2015 hanno avuto un andamento simile a quello del 2014, ma su livelli decisamente inferiori; solo negli ultimi mesi di settembre/ottobre i listini, pur registrando una ulteriore flessione, si sono portati a circa 330 euro/t, un livello di prezzo leggermente superiore a quello del 2014.

Il mais rappresenta per ora una eccezione: da ottobre 2014 le quotazioni del future quotato a Chicago si sono mosse all’interno di un trend per lo più rialzista, seppur con una pendenza leggerissima. L’aumento dei consumi a fronte di un calo della produzione potrebbe comportare una continuazione dell’andamento crescente delle quotazioni nel breve periodo. Le quotazioni del mais nazionale quotato alla borsa merci di Bologna nel 2015 si sono mantenute sostanzialmente stabili attorno ai 160 euro/t, senza essere troppo influenzate dalle oscillazioni registrate invece nelle principali piazze di contrattazione mondiali. Dopo aver toccato i 180 euro/t durante i mesi estivi a causa delle preoccupazioni per il nuovo raccolto dovute alle alte temperature e ai prolungati periodi siccitosi, negli ultimi mesi di settembre/ottobre i listini hanno leggermente ripiegato, mantenendosi comunque superiori a 170 euro/t, al di sopra delle quotazioni registrate nello stesso periodo del 2014.

 

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