Lunedì, 23 Ottobre 2017 CercaCerca  
Analisi dei mercati ortofrutticoli veneti 2015 [1]

Anche nel 2015, per il quinto anno consecutivo, la quantità totale commercializzata dai mercati ortofrutticoli della Regione Veneto si mantiene al di sotto del milione di tonnellate, scendendo a circa 945 mila tonnellate, in leggera flessione (-0,6%) rispetto al 2014 (fig. 1). Dal 2006 il trend delle quantità veicolate dai mercati ortofrutticoli regionali è in flessione: ad esclusione di tre anni (2008, 2012 e 2014) a crescita positiva, negli altri l’andamento è stato negativo, con perdite di volume più consistenti nel 2009 e nel 2013.

Per quanto riguarda la merce oggetto di scambio, anche nel 2015, gli ortaggi si confermano al primo posto (480 mila tonnellate, +2,9%), con una quota pari al 50% degli scambi. Seguono la frutta fresca (316 mila t, +6,1%) con una quota del 33,4% e gli agrumi (139 mila t, -3,3%) che rappresentano il 15% delle merci scambiate. Rimane ancora del tutto residuale (pari all’1%) la quota detenuta dalla frutta secca (poco più di 9 mila t), le cui quantità scambiate sono tuttavia quasi raddoppiati nell’ultimo anno. 

Nonostante la leggera flessione dei volumi scambiati, il valore degli scambi è aumentato fino a 969 milioni di euro (+19,5% rispetto al 2014), in virtù di un aumento generalizzato dei prezzi (+20,3%) trascinati in particolare dall’incremento dei prodotti frutticoli nei mercati alla produzione veronesi.

 

report mercati 2015_fig 1

 

L’analisi dell’andamento degli scambi, distinto per tipologia[2] e per singolo mercato, permette di effettuare delle sottolineature interessanti (fig. 2). A partire dal 2008, il volume degli scambi nei mercati di redistribuzione (Verona, Padova e Treviso) sta sperimentando una fase di recessione, con cali nelle quantità scambiate in tutti gli anni, ad eccezione degli anni 2010 e 2014. Anche nel 2015, seppur contenuto, c’è stata una diminuzione dei volumi scambiati, dovuta soprattutto alla flessione del mercato di Verona (-3,3%) mentre Treviso e Padova hanno registrato un leggero rialzo (+1% per entrambi). Tra i mercati alla produzione, i cinque principali (Lusia, Chioggia, Rosolina, Villafranca di Verona e Valeggio sul Mincio), che insieme veicolano quasi l’80% del totale della categoria, non registrano variazioni negli scambi nel 2015 (60.086 tonnellate, -0,2%). Tuttavia, nel complesso, questa tipologia registra una flessione delle merci scambiate (68.750 t, -4,3%) principalmente a causa del minor prodotto commercializzato dai mercati frutticoli veronesi. Da segnalare la variazione positiva di Valeggio (+2%), che tuttavia è stata più che controbilanciata da quella negativa di Villafranca e degli altri mercati veronesi, e quella ancora più significativa del mercato Lusia (+5,6%) solo parzialmente controbilanciata dagli altri mercati orticoli di Rosolina e Chioggia (entrambi in calo del 4%). Per quanto riguarda i mercati al consumo, negli ultimi due anni strano evidenziando un nuovo impulso, dopo la lunga serie negativa del periodo 2001-2010, quando questa tipologia ha perso quasi la metà dei volumi di merce scambiata. Grazie agli incrementi soprattutto del mercato di Bassano del Grappa (+17,4%) e in misura minore di Venezia-Mestre (+8,7%), che hanno più che controbilanciato il calo di Vicenza (-13,7%), le merci scambiate da questa tipologia di mercati sono salite, nel complesso, a circa 29.650 t (+6%), su valori simili a quelli del 2007, antecedenti alla crisi economica iniziata a partire dal 2008.

 

report mercati 2015_fig 2

 

Riguardo alla provenienza delle merci (fig. 3), nel 2015 la quantità di prodotto proveniente dal territorio regionale (compreso quindi quelle comunali e provinciali) è stata di circa 220 mila tonnellate, in crescita rispetto all’anno precedente (+6,6%) e costituisce il 23,3% del totale delle merci scambiate nei mercati ortofrutticoli del Veneto. Gli arrivi dal territorio nazionale, poco più di 488 mila tonnellate, (+1,9% rispetto al 2014) interrompono la flessione negativa iniziata a partire dal 2009. Nonostante ciò, il loro peso relativo sul totale degli scambi si è comunque ridotto, passando dal 52,5% dell’anno precedente al 51,7%. Le quantità provenienti dai mercati esteri presentano una crescita del +3,9% lasciando praticamente invariato il loro peso relativo sul totale degli scambi.

 

report mercati 2015_fig 3

 

Per quanto riguarda il dettaglio per regione, la merce italiana proviene per oltre la metà da Sicilia (22%), Puglia (19%) e Campania (14%); se si considerano anche Emilia-Romagna, Lazio e Calabria, da queste sei regioni arriva l’80% della merci in entrata nei mercati regionali (fig. 4). Riguardo alle importazioni dall’estero, la maggior parte, circa il 62%, proviene dall’Unione Europea, una quota sostanzialmente invariata rispetto al 2014, di cui oltre la metà è da attribuire a Spagna e Paesi Bassi. In calo rispetto all’anno precedente, ma comunque consistenti, le importazioni dal Sud America, la cui quota passa dal 13% all’11% del totale e dall’America centrale (10% circa), che soddisfano le esigenze di frutta e prodotti nei periodi di controstagionalità. La quota delle importazioni provenienti dall’Africa presentano un’ulteriore lieve crescita (dal 9% del 2014 al 10% circa del 2015), mentre sono residuali quelle provenienti dall’Asia e dall’Oceania (rispettivamente con una quota del 2,6% e meno dell’1% sul totale delle provenienze). 

 

report mercati 2015_fig 4

 

Rispetto alla destinazione delle merci (fig. 5), i dati evidenziano un calo delle merci inviate all’export rispetto all’anno precedente (337 mila tonnellate, -9%), la cui quota sul totale delle merci in uscita scende nuovamente sotto il 40%, attestandosi al 35,7% e interrompendo così un biennio di crescita positiva. Più contenuta la diminuzione delle spedizioni merci indirizzate in ambito nazionale (ad esclusione del Veneto), che in valore assoluto sono pari a circa 201 mila tonnellate (-2,3%) e la cui quota si aggira sul 21,3% del totale. Sono in aumento rispetto all’anno precedente le merci che rimangono all’interno dei confini regionali (407 mila tonnellate, +20,6%), e di conseguenza è in crescita anche la loro quota relativa, che risale dal 37% al 43%.

 

report mercati 2015_fig 5

 

Analizzando il dettaglio per regione (fig. 6) si può notare che la merce commercializzata a livello nazionale viene indirizzata per circa il 95% del totale verso le regioni confinanti del nord Italia, in particolar modo verso il Trentino Alto Adige (92.000 t, 46% del totale), seguito da Lombardia (19%), Friuli Venezia Giulia (18%) ed Emilia Romagna (14%). Le esportazioni sono orientate principalmente verso i paesi di prossima vicinanza all’Italia, e quindi Croazia, Germania e Slovenia, che insieme concentrano quasi il 50% delle spedizioni fuori dai confini nazionali. Tra le altre principali destinazioni estere spiccano l’Austria, verso la quale viene indirizzato il 7% delle merci, la stessa percentuale anche per Ungheria e Russia, mentre la Romania si ferma al 6%, seguite da altre destinazioni verso i paesi del nord-est Europa (Ucraina, Bosnia, Polonia e Repubbliche Baltiche). 

 
report mercati 2015_fig 6

 

I commercianti si confermano i principali “fornitori” che introducono merce in mercato (fig. 7), fornendo più del 40% delle merci scambiate, in lieve aumento rispetto all’anno precedente. In ripresa la quota di merce introdotta da OP/Cooperative (23,7%) che rimangono al secondo posto seguiti dai grossisti che presentano un ulteriore calo rispetto al 2014 passando al 18%. Stabile, invece, la merce introdotta dai produttori (13,7%). I commercianti/grossisti sono anche i principali acquirenti delle merci che escono dai mercati, con una quota che si riduce leggermente rispetto al 2014 (da 58,3% a 56,9%) (fig. 8). In calo anche la merce acquisita dalla Distribuzione Moderna (da 21% a 19,5%), mentre aumenta quella destinata al dettaglio fisso (da 9,6% a 11%) e ambulante (da 6,5% a 7,2%); residuali le quote delle altre tipologie di acquirenti (ho.re.ca., privati e industria).

Per il trasporto della merce in entrata diminuisce l’utilizzo del bilico (65,5%), in calo di circa 2 punti percentuali, mentre aumenta la merce trasportata con autocarro, la cui quota sale al 27,1%. Altri mezzi di trasporto quali ad esempio trattori agricoli o furgoni rimangono una categoria residuale occupando il 7,4% delle merci trasportate. Dinamica simile per il trasporto della merce in uscita, il bilico e l’autocarro si confermano i due principali mezzi di trasporto, rispettivamente con una quota del 45,5% (-4,2 punti percentuali rispetto al 2014) e del 42,1% (+3,8 punti percentuali rispetto al 2014), mentre la quota di utilizzo di altri mezzi (furgoni e furgoncini…) è rimasta pressoché invariata rispetto all’anno precedente, pari a circa il 12,4%. 

 
report mercarti 2015_fig 7
 
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Conclusioni

I dati forniti dai mercati agroalimentari, raccolti e analizzati negli ultimi anni dagli esperti dell’Osservatorio Economico Agroalimentare di Veneto Agricoltura, evidenziano un trend in flessione delle merci scambiate nei mercati ortofrutticoli regionali a partire dal 2011, interrotto apparentemente nell’anno in esame. I volumi di scambio sono tuttavia rimasti anche nel 2015 al di sotto della “soglia psicologica” del milione di tonnellate. La tendenza di medio-lungo periodo conferma che i mercati di redistribuzione sorreggono gli scambi mercantili con una quota dell’83% del totale della merce veicolata, registrando un lieve calo in questo ultimo anno. Per quanto riguarda i mercati alla produzione si registra una stagnazione degli scambi, veicolando poco più di 12 mila tonnellate di merci proprio come nel 2014.

Il confronto tra flussi in e out di merce per territorio di provenienza e destinazione (fig. 9) evidenzia un lieve calo delle provenienze comunali e dal territorio nazionale (escluso il Veneto) la cui quota sul totale passa dal 52,5% al 51,7%. Nel contempo aumentano le merci provenienti dal territorio regionale, che passano dal 9,6% al 10,7%, mentre quelle in arrivo dall’ambito provinciale ed estero sono rimaste invariate. 

 
report mercati 2015_fig 9

 

In termini di destinazioni, il Veneto continua perciò a svolgere in maniera sempre maggiore un ruolo di piattaforma di rilancio dei prodotti ortofrutticoli, ricevendo le merci provenienti a livello nazionale, per la maggior parte dal Sud Italia ed effettuando una loro redistribuzione destinando le merci principalmente verso l’estero (la cui quota è però scesa da 40,5% a 35,7% nel 2015) e verso il territorio nazionale delle regioni confinanti (21,3% delle merci rispetto al 22,5% del 2014). L’aspetto di maggior novità nel 2015 è però il fatto che, a scapito delle due precedenti categorie di destinazioni, aumentano le merci che rimangono all’interno del mercato regionale, la cui quota passa dal 37% del 2014 al 43% del 2015.

Tutto ciò sembra evidenziare, da un parte, per la prima volta dopo diversi anni, una possibile e quanto mai preoccupante difficoltà degli operatori presenti nei mercati a mantenersi competitivi nei mercati esteri rispetto ai competitor stranieri. Dall’altra, un rinnovato interesse da parte di una certa tipologia di acquirenti (dettaglianti fissi e ambulanti, ho.re.ca, …), a rifornirsi direttamente presso i mercati ortofrutticoli all’ingrosso presenti sul territorio regionale.  

Per scaricare il report "Analisi dei mercati ortofrutticoli regionali 2015" in formato pdf clicca qui



[1] Il report è stato realizzato da Renzo Rossetto e Francesco Cassol, stagista dell’Università di Padova (corso di laurea in Economia e Management) presso il settore Economia, Mercati e Competitività di Veneto Agricoltura.

[2] La legge regionale che disciplina i mercati all’ingrosso (L.R. n. 36 del 31 luglio 1984), distingue tra: mercati alla produzione, in cui le merci sono offerte esclusivamente da produttori singoli o associati; mercati di re-distribuzione (o di transito), in cui gli acquisti sono effettuati prevalentemente da commercianti all’ingrosso e al dettaglio; mercati al consumo (o terminali) in cui gli acquisti sono effettuati prevalentemente da commercianti al dettaglio.