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16.12.2016 Piccolo è ancora bello? La dimensione dell’impresa agroalimentare come fattore limitante

La ricerca sulle imprese agroindustriali realizzata da Veneto Agricoltura e Community Media Research ha messo in luce, tra l’altro, che la dimensione dell’impresa è uno dei fattori più importanti per garantire risultati economici adeguati e prospettive di crescita.

La ricerca, svolta nel periodo luglio-agosto 2016 tramite intervista diretta a 459 imprese attive in diversi comparti dell’industria alimentare, ha innanzitutto evidenziato gli andamenti del fatturato nel primo semestre 2016 rispetto a quello rilevato nel periodo luglio-dicembre 2015. Il saldo - ovvero la differenza tra coloro che hanno manifestato un aumento di fatturato e coloro che ne hanno dichiarato una diminuzione - risulta negativo (-4,9) per le imprese più piccole, cioè fino a 9 addetti, e vira al positivo per le classi dimensionali superiori: da 10 a 19 addetti +23, da 20 a 49 addetti +8,4 e oltre 50 addetti +19,3.

Un andamento analogo lo si osserva per l’occupazione, il cui saldo appare negativo per la classe dimensionale più bassa (-3,9) e positivo, con valori intorno a +20, per le classi superiori. Prendendo in esame alcuni elementi che determinano il bilancio aziendale, l’aumento del costo delle materie prime rappresenta un problema la cui rilevanza è inversamente proporzionale all’aumentare della dimensione, mentre la capacità di adeguare i prezzi di vendita dei prodotti finiti all’incremento dei costi risulta più difficoltosa per le piccole imprese. Ciò significa che per mantenere il proprio mercato le imprese di dimensioni più ridotte sono state costrette a restringere i propri margini. Il livello di liquidità aziendale è inoltre giudicato insufficiente da più di un terzo della classe dimensionale inferiore (37,3%).

Per quanto riguarda la commercializzazione dei prodotti, il livello di internazionalizzazione è più basso nelle piccole imprese, il 77,2% delle quali opera esclusivamente sul mercato domestico, il 15,2% presenta una “apertura flebile” (con un fatturato da export non superiore al 20% del totale) e solo il 7,6% possiede una “apertura sostenuta” (export >20%). Da notare che la produzione delle imprese agroindustriali più piccole viene distribuita per il 94,1% unicamente sul mercato italiano. L’andamento delle vendite sul mercato domestico registra un saldo positivo solamente nelle imprese dai 10 addetti in su, mentre le vendite all’estero delle imprese con meno di 10 addetti dimostrano un saldo positivo ma in misura notevolmente inferiore rispetto alle altre.

Infine si rileva che le imprese delle classi dimensionali più grandi possono beneficiare di una maggiore regolarità degli incassi: il 39,9% delle imprese più piccole ha lamentato ritardi nei pagamenti, una percentuale che scende al 17,7% per le imprese con oltre 50 addetti.