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12.05.2017 CERVI COL COLLARE NELLA FORESTA DEL CANSIGLIO

Due anni di monitoraggio degli ungulati nel famoso bosco della Serenissima mostrano dove e come si muovono gli animali. L’80% sta in foresta. 24mila dati acquisiti in due anni. Affollato convegno ieri in Cansiglio su radiotelemetria satellitare. Il lampone sempre meno presente. Ma è arrivato il lupo…


Il convegno, che si è svolto ieri presso presso il Museo Regionale dell’Uomo di Veneto Agricoltura, a Pian Osteria, Tambre (BL), nella foresta demaniale regionale del Cansiglio (BL-TV), è stato anche l’occasione per presentare i dati di una ricerca, ancora in corso, sulla radiotelemetria satellitare ad alcuni esemplari di cervi della Foresta del Cansiglio. Circa 24 mila i dati acquisiti finora, da aprile 2015, che hanno permesso di seguire più volte al giorno i percorsi di 10 cerve.

Il progetto è stato interamente finanziato da Veneto Agricoltura, l’Agenzia veneta per l’innovazione in agricoltura della Regione, che ha in gestione il bosco del Cansiglio e, come detto, è ancora in corso in quanto gli ultimi esemplari finiranno di trasmettere dati a fine ottobre 2017. Si è scelto di monitorare inizialmente solo esemplari femmine che sono state catturate in due sessioni (primavera ed autunno 2015) grazie soprattutto all’aiuto della squadra specializzata di Polizia Provinciale di Belluno e dei Carabinieri Forestali di Tarvisio. Questi esemplari sono stati muniti di radio collare satellitare che trasmette dati di localizzazione per 104 settimane. Il convegno è stato pertanto il momento di presentare la prima parte dei risultati emersi da questi due anni.

L’apertura del seminario in Alpago è stata affidata a Giustino Mezzalira (Veneto Agricoltura), con la presentazione della problematica cervo. Il Dirigente dell’Agenzia regionale ha evidenziato l’importanza anche storica della Foresta del Cansiglio, “patrimonio in quanto ecosistema forestale, che ha anche un alto valore simbolico e storico per l’uomo”. Era infatti la foresta più importante per il legname della Serenissima e qui sono nati i fondamenti della gestione selvicolturale che ancora adesso si applicano in tutto il mondo.

L’intervento di Michele Bottazzo (Veneto Agricoltura) ha messo l’accento sull’l’importanza della ricerca in atto, alla quale si chiede essenzialmente di dare risposte a quanto ancora non si conosce di questa popolazione di ungulati. E cioè: Quanto è grande l’areale? Dove si sposta? Utilizza solo il territorio demaniale o anche altri? Dove vanno i cervi del Cansiglio in inverno?
Le risposte: evidenti sono risultati gli usi diversi dei cervi dei vari ambienti del Cansiglio. Circa l’80% del tempo viene da loro speso nelle foreste, mentre il rimanente negli spazi aperti; che, essendo in gran parte recintati, sono sbilanciati nell’utilizzo soprattutto nell’area golf e nell’area dell’ex base militare in quanto non recintate. Quindi le recinzioni elettrificate “funzionano” per escludere la presenza (dei cervi); ma questo comporta, di conseguenza, un carico elevato (di cervi) nel bosco e nelle aree aperte non protette.

Dai dati di Bottazzo emerge un forte impatto soprattutto sul sottobosco; e non solo nelle specie arbustive che vengono brucate continuamente, ma anche nel caso di specie erbacee come il lampone, ormai in Cansiglio fortemente rarefatto e presente solo all’interno di alcuni recinti sperimentali.

Gli habitat di sottobosco sono infatti importantissimi per l’intero ecosistema e per tutta la biodiversità in quanto preziosi luoghi dove la fauna selvatica minore può trovare rifugio.
Sempre grazie ai dati di radiotracking Sandro Nicoloso (tecnico faunista) ha fatto vedere come gran parte dei cervi radiocollarati si spostano durante la cattiva stagione nel versante soleggiato del pordenonese, verso la pianura, che raggiungono facilmente puntando verso sud est. Nel versante friulano del Cansiglio ci sono infatti ampi e selvaggi ambienti boscati dove trascorrere tutto l’inverno per poi ritornare in Cansiglio ad inizio primavera.

Alcuni esemplari però hanno anche un comportamento diverso. Un paio di cerve trascorrono tutto l’anno solo nel territorio demaniale e non si sono mosse nemmeno in caso di forti nevicate.
Stranamente nessun esemplare ha stazionato in periodo invernale nei territori extrademaniali dell’Alpago e del trevigiano.
Ovviamente la ricerca necessita di ulteriori approfondimenti. Fino a fine ottobre rimarranno radiocollarati ancora 7 esemplari, trasmettendo dati e fornendo informazioni sui loro spostamenti.
C’è inoltre anche la conferma della presenza del lupo e sarà in ogni caso interessante verificare l’impatto con questa specie. È prevedibile un certo riequilibrio in forza delle nuove dinamiche indotte da questa nuova presenza.

Al termine dell’incontro vi è stato anche un copioso ed intenso dibattito sulla questione, specie con i tecnici del Friuli V.G., i quali hanno valutato positivamente l’iniziativa effettuata da Veneto Agricoltura e si sono detti interessati a seguirne gli sviluppi. Il seminario è terminato con un’uscita in campo per verificare direttamente gli effetti dell’impatto del cervo nel sottobosco grazie al confronto con i recinti sperimentali di esclusione realizzati dall’Agenzia regionale.