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19.06.2017 LOTTA ALLA PESCA ILLEGALE

Ad Oslo si sono incontrate le parti contraenti del Trattato FAO contro la pesca illegale. Al centro delle discussioni lo stato di attuazione del Trattato e le misure dello stato di approdo.

All'Accordo sulle misure dello stato di approdo per prevenire, dissuadere ed eliminare la pesca illegale, non dichiarata e non regolamentata (PSMA), entrato in vigore nel giugno 2016, aderiscono 46 soggetti, tra cui l’Unione Europea in rappresentanza dei 28 Stati Membri. Il Trattato, promosso dalla FAO, limita l'accesso ai porti ai pescherecci che non rispettano una serie di regole, tra cui la prova che dispongono di licenze di esercizio adeguate e una trasparente lista delle specie e della quantità di pesci catturati. Il Trattato è il coronamento di anni di incontri diplomatici tesi a combattere il flagello della pesca illegale, non dichiarata e non regolamentata, stimata in 26 milioni di tonnellate per un valore di 23 miliardi di dollari l'anno e che rappresenta un'enorme minaccia al tentativo di rafforzare la pesca sostenibile negli oceani del mondo. Questo Trattato segnala dunque un reale cambiamento nell'impegno della comunità internazionale di combattere la pesca illegale in modo concertato e comune. Le parti che aderiscono al Trattato attualmente rappresentano più di due terzi del commercio ittico mondiale e vanno da paesi come l'Albania, Cuba e Palau a grandi Stati, come l'Indonesia e gli USA. Da questo mese anche Giappone e Montenegro ne faranno parte a pieno titolo.

La riunione di Oslo
L'incontro in Norvegia ha rappresentato la prima riunione delle parti del PSMA che nell’occasione hanno definito le responsabilità degli Stati aderenti, nonché delle organizzazioni regionali di gestione della pesca e di altri organismi internazionali. La FAO, già impegnata in iniziative di sviluppo delle capacità per sostenere il Trattato in tutto il mondo, ha acquisito ad Oslo anche nuovi compiti in relazione all'attuazione del PSMA, come il sostegno ad una futura riunione di riesame, ad eventuali consultazioni informali e a gruppi di lavoro tecnici per discutere di problemi specifici. Altra importante questione discussa ha riguardato le modalità per assicurare lo scambio e la pubblicazione di informazioni adeguate, poiché gli Stati portuali devono segnalare ogni violazione allo Stato di bandiera di una nave e alle autorità regionali. Si è parlato anche di requisiti tecnici degli Stati in via di sviluppo.