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21.06.2017 ANNATA TORRIDA (PER ORA), VENDEMMIA ANTICIPATA

Il Focus di oggi a Conegliano-Tv di Veneto Agricoltura-Europe Direct Veneto, Regione, ARPAV, CREA-VIT e CIRVE ha fotografato stato del vigneto, prossima vendemmia e sostenibilità (in vigneto si può..). Uve in ottima salute, nonostante siccità e temperature sopra la media. Raccolta grappoli di Chardonnay e Pinot già prima di Ferragosto. Non sarà un’annata abbondante. Ora deve (!!!) piovere, senza dimenticare la gelata di aprile.

L’annata vitivinicola 2017 sarà senz’altro ricordata per la sua precocità, che risulta addirittura più marcata rispetto a quella record del 2007. Di conseguenza, stiamo andando incontro ad una vendemmia anticipata di una decina di giorni rispetto alla media. Le varietà precoci (Chardonnay e Pinot) saranno infatti raccolte prima di Ferragosto, mentre subito a ruota seguiranno le altre uve. Quantità: non sarà comunque un’annata abbondante a causa della minor fertilità delle gemme, senz’altro inferiore rispetto allo scorso anno. Sotto il profilo sanitario, ad oggi, il vigneto veneto risulta sanissimo, i problemi casomai potrebbero arrivare dalla siccità che perdura da troppo tempo. Se entro una decina di giorni non dovesse risolversi questa grave situazione di carenza idrica, l’attuale “buono stato” del vigneto veneto rischia di peggiorare. Nessun problema invece per le aziende dotate di sistemi di irrigazione artificiale che già parlano di possibile ottima vendemmia.

Sono queste, in estrema sintesi, le prime indicazioni sull’annata vitivinicola e la prossima vendemmia nel Veneto emerse, come detto, oggi nel corso del primo focus dello “storico” Trittico Vitivinicolo Veneto promosso da Veneto Agricoltura-Europe Direct Veneto, Regione, ARPAV, CREA-VIT e tenutosi a Conegliano presso il CIRVE dell’Università di Padova.
Nell’introdurre i lavori, il direttore di Veneto Agricoltura, Alberto Negro, ha sottolineato l’importanza di iniziative di questo tipo “destinate a rafforzare sempre più un comparto trainante per l’agricoltura veneta che solo in fatto di export ha raggiunto lo scorso anno i due miliardi di euro”.

Il fattore “siccità” è stato invece marcato da Francesco Rech, del Servizio Meteorologico dell’ARPAV, che ha analizzato l’andamento meteo di questo primo semestre dell’anno. Con l’esclusione del mese di febbraio, gli altri cinque mesi sono risultati infatti tra i meno piovosi di sempre. Anche le temperature sono da record, registrando fasi molto calde a partire già da maggio. Va però ricordata la gelata del 19/20 aprile che ha colpito gran parte dell’Italia e quindi anche la nostra regione. Questa “due giorni” di freddo intenso è stata analizzata dal direttore di CREA-VA, Diego Tomasi, che ha spiegato nei dettagli le conseguenze per il vigneto. Va ricordato, infatti, che la gelata si è interposta tra il germogliamento precoce dovuto alle alte temperature di marzo e la fioritura rapidissima di maggio.

In sostanza, le viti hanno dovuto fare i conti con oscillazioni termiche importanti e una generale carenza idrica persistente. Ciononostante, i tecnici parlano di un’annata vitivinicola che non sta andando per niente male, anzi. Gran parte del merito spetta senz’altro ai tecnici che operano in vigneto, la cui professionalità ha raggiunto livelli altissimi, coadiuvati dai centri di ricerca preposti.

Altro tema molto importante e di grande attualità affrontato durante il focus di Conegliano ha riguardato le opportunità, alcune già utilizzabili e altre futuribili, destinate a migliorare la sostenibilità del vigneto. Michele Giannini di Veneto Agricoltura e Paolo Fontana di World Biodiversity Association hanno sottolineato l’importanza di mantenere, anche in vigneto, la fertilità del suolo.
Il viticoltore, dunque, amico della biodiversità e della qualità dell’ambiente. Concetti che sempre più bisognerà tenere in grande considerazione e che esperienze
quali la certificazione “Biodiversity Friend”, ricerca tutta italiana, dimostrano che è questa la strada da seguire. Un modello, quello elaborato dalla veronese World Biodiverity Association, che sta suscitando grande interesse in molti Paesi (Cina e Messico compresi), che evidentemente hanno capito quanto sia importante far andare a braccetto agricoltura e biodiversità. Studiare la complessità dei processi produttivi in grado di ridurre la perdita di biodiversità in agricoltura rappresenta oggi un passaggio obbligato.