Sabato, 21 Ottobre 2017 CercaCerca  
Macellazioni comparto zootecnico in Veneto

Il rapporto indaga la situazione del comparto zootecnico Veneto, letto dal punto di vista della macellazione industriale attraverso i dati dell’Istat (indagine annuale) e, per i soli bovini, anche da quello degli allevamenti attraverso i dati dell’anagrafe bovina. Tale realtà si inquadra in un contesto a livello nazionale di sostanziale stazionarietà che si è verificato negli ultimi 10 anni, con un andamento lievemente positivo nel periodo 2006-2012 che si è poi interrotto nel periodo 2012-2014, con una forte e improvvisa inversione di tendenza. Infine, negli ultimi tre anni le macellazioni sono tornate a crescere, segnando un +3% rispetto al 2006, ma permanendo a un livello inferiore a quello registrato nel biennio 2010-2012.

Nel periodo 2005-2015 la regione Veneto ha ottenuto dei risultati in linea con la tendenza nazionale, con una modesta ripresa che si è verificata negli ultimi anni e che ha permesso di tornare su livelli in peso morto e numero di capi più alti, ma non ancora pari a quelli del 2009-10. Complessivamente, nel 2015 il Veneto si è attestato a un livello leggermente superiore agli otto milioni di quintali di peso macellato, su un totale nazionale di oltre 36 milioni di quintali, posizionandosi al terzo posto in Italia (22%), preceduto a breve distanza da Emilia-Romagna (25%) e Lombardia (26%), mentre le altre regioni italiane si spartiscono il restante 26% con quote medie molto ridotte.

Per quanto concerne la composizione della carne macellata nelle regioni italiane si osserva che mentre alcune, come Emilia-Romagna e Piemonte, hanno un mix abbastanza equilibrato e sostanzialmente in linea con la media nazionale, altre si sono maggiormente specializzate in una singola produzione. E’ il caso, ad esempio, del Veneto, dove gli avicoli costituiscono più del 70% del peso morto totale (in aumento), seguiti dai bovini (21% in diminuzione) e dai suini (6,6%). Viceversa a livello nazionale la composizione è un mix abbastanza equilibrato di suini (41%), pollame (37%) e bovini (22%).

Nel 2015 nella regione Veneto sono stati macellati poco meno di 600.000 bovini, in aumento rispetto al 2014 (+25%), ma in forte riduzione rispetto al 2010 (-40%). Questa tendenza, di crescita nel breve periodo e di diminuzione nel medio periodo, è presente anche nei dati a livello nazionale i quali, tuttavia, mostrano una minore variabilità. A soffrire nel medio periodo in Veneto sono state soprattutto le macellazioni di vitelli (-44%), seguite da quelle di vitelloni (-36,5%) e infine di vacche (-27%), mentre la ripresa recente è stata abbastanza uniforme tra tutte le categorie. Dei capi macellati in regione circa il 70% sono di provenienza interna, mentre la parte rimanente è importata dalle altre regioni o paesi. Quasi metà di queste macellazioni sono avvenute nella provincia di Verona, seguita da Treviso (32%) e da Padova (15%).

Al contrario di altre regioni italiane, in particolare Emilia-Romagna e Lombardia, l’allevamento di suini non riveste una particolare importanza in Veneto, dove costituisce solamente il 7% del peso macellato, un dato notevolmente inferiore rispetto alla media nazionale del 41%. Complessivamente nel 2015 sono stati macellati in regione circa 465.000 suini, in aumento sia rispetto al 2010 (+17,4%) che al 2014 (+4,6%), in contrasto con la tendenza nazionale che ha visto diminuire di quasi il 18% il numero di capi macellati.

Il 2016 si è contraddistinto, in particolare, per l’ottimo andamento del comparto avicolo che ha quasi raggiunto i 250 milioni di unità macellate, a cui corrisponde un peso morto leggermente superiore ai 6 milioni di quintali, pari a quasi metà del totale nazionale (44%). Negli ultimi 10 anni si è osservata una forte crescita soprattutto nella categoria polli e galline, sia come numero di capi (+50%) che come peso (+60%), mentre per i tacchini l’incremento è stato meno consistente per ambedue i parametri (circa +15%), con una leggera riduzione nel periodo 2010-2015 in controtendenza rispetto al dato nazionale. Rispetto al 2015, si rileva una buona crescita sia per i polli che per i tacchini, con tassi di incremento attorno al 3% per il numero di capi e circa il 5-8% per il peso.

Per il periodo 2016-2020 le previsioni della Commissione Europea prospettano per il settore della carne una situazione generalmente stazionaria nei paesi dell’Unione, con una riduzione dei consumi pro-capite nei paesi avanzati a causa delle crescenti preoccupazioni di natura sociale, etica e di salute. Comunque all’interno di questo scenario generale si prevedono forti differenze tra le varie categorie di animali, con bovini e avicoli agli estremi (rispettivamente -4,4% e +2,9% nel 2020), a causa dell’accentuarsi del fenomeno sostitutivo della carne bovina in favore di quella avicola, sia per motivazioni dietetiche che economiche. Inoltre potrebbero essere rilevanti gli effetti della politica comunitaria in materia di emissioni ad effetto serra che, fino ad ora, aveva sostanzialmente escluso il settore primario. In particolare, la Commissione Europea ha stimato che il conseguimento di una riduzione delle emissioni del 15% entro il 2030 potrebbe avere un impatto rilevante sugli stock animali e sulla produzione di carne europea, e che questo sarebbe particolarmente forte sul settore dell’allevamento di bovini da carne, per il quale si stima una ulteriore riduzione della produzione del -5% entro il 2030 in assenza di sussidi atti a favorire l’implementazione di soluzioni di carattere tecnologico.

 

Per scaricare il report completo “Allevamento e macellazione di capi bovini, suini e avicoli in Veneto - Report 2016” clicca qui