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24.10.2017 IL RITORNO DEI BOSCHI NELLA PIANURA VENETA
Il 26 ottobre a Sandrigo (VI) si terranno gli “Stati Generali dei boschi di pianura”, momento di incontro tra tutti coloro che nel Veneto si sono spesi per valorizzare e ampliare il residuo patrimonio di lembi di foresta planiziale, costituito da boschi misti di querce (Farnia) ed altre latifoglie.

I boschi della pianura veneta hanno una storia lunga e travagliata. Essi hanno visto susseguirsi negli ultimi millenni alterne vicende di distruzione e di ricostruzione:
- Le foreste vergini primeve occupavano in modo continuo la pianura veneto-friulana; la loro distruzione iniziò in epoca pre-romana per far posto a pascoli e coltivi e l’opera venne resa sistematica con le centuriazioni romane.
- Nel basso medioevo (tra i secoli VI° e X°) le foreste si riespansero naturalmente nelle campagne spopolate durante il periodo delle invasioni barbariche.
- In epoca comunale, con il rifiorire delle attività agricole, i boschi planiziali vennero nuovamente eliminati per far posto alle colture e al pascolo e comunque vennero ceduati in modo sistematico per far fronte alla crescente richiesta di legna da ardere.
- A partire dalla seconda metà del XV° secolo e fino alla sua caduta (1797) la Repubblica di Venezia si prese attivamente cura del residuo patrimonio di querceti planiziali per garantirsi una risorsa di legname strategica per l’Arsenale. I Catastici ci hanno lasciato una precisa descrizione dei boschi di pianura della Serenissima e ci danno una vivida immagine dell’opera di progressivo ampliamento e miglioramento del patrimonio dei boschi planiziali, costituiti alla fine del XVIII° secolo da circa 7.000 ha di “rovereti” d’alto fusto, suddivisi in alcune centinaia di unità, per gran parte di piccola superficie (in media di 10 ha).
- Nei duecento anni successivi alla caduta della Serenissima i boschi di pianura vennero progressivamente distrutti fino ad essere ridotti al loro minimo storico nell’immediato dopoguerra con le ultime bonifiche (negli anni ’80 nella pianura veneta ne rimanevano meno di 50 ha, per gran parte ricadenti nel bosco Olmè di Cessalto e per il resto suddivisi in una diecina di boschetti di 1-2 ha). 
Negli ultimi decenni, con il diffondersi dell’attenzione per la conservazione della natura, gli ultimi lacerti di bosco planiziale sono stati assoggettati a stretta protezione. 

Fine Anni ’80, il via del terzo ciclo di ricostruzione dei boschi di pianura
Quel che è più rilevante però è che a partire dalla fine degli Anni ’80 è iniziato, in modo spontaneo e contemporaneamente in varie parti della pianura veneta, un nuovo ciclo di ricostruzione dei boschi di pianura: il terzo, dopo quello “naturale” dell’alto medioevo e quello “pianificato” della epoca veneziana. Aspetto caratterizzante di questa nuova ondata di rimboschimenti planiziali è che essi nascono da una “spinta dal basso” (singoli cittadini o gruppi locali) che incontra un terreno favorevole nelle istituzioni locali (Comuni, Province).


La Carta di Rosà
Una sintesi delle motivazioni che hanno spinto singoli cittadini, associazioni, enti locali a dedicare tempo ed energia alla rinascita dei boschi planiziali è contenuta nella “Carta di Rosà”, documento ideologico-programmatico scritto nel 2002 in occasione di un convegno che celebrava il decimo compleanno di un boschetto planiziale (il “Bosco di Campagna” di Rosà, in provincia di Vicenza). In essa si afferma che “alle soglie del terzo millennio… ragioni economiche, sociali, etiche e spirituali rendono possibile il ritorno del bosco in pianura”. Tra le tante motivazioni “forti” che giustificano l’impegno del singolo e della comunità per far germogliare nuovamente gli alberi nelle pianure vengono citati la creazione di aree ricreative, la crisi dell’agricoltura tradizionale e le nuove opportunità economiche offerte dai boschi, il loro ruolo nel rafforzamento della connettività ecologica, la loro funzione didattica, la sicurezza idraulica offerta da aree sempre a disposizione per l’invaso delle acque nei momenti di piena, la funzione depurativa dei boschi se connessi alle reti idrauliche o posti a valle dei depuratori, etc.


I rimboschimenti
Nel Veneto il primo rimboschimento che ha interessato una superficie significativa (10 ha) è stato pensato a metà degli anni ’80 e realizzato tra il 1988 ed il 1992 nell’area di rispetto dei pozzi dell’acquedotto di Padova, in località Novoledo in comune di Villaverla (VI).
Agli inizi degli anni ‘90, il Prosindaco di Mestre, Gaetano Zorzetto, in collaborazione con l’allora “Azienda Regionale Foreste del Veneto” (ARF), lanciò l’idea di far rinascere attorno alla città un’estesa foresta (l’attuale “Bosco di Mestre”) per dotare la terraferma veneziana di un polmone verde analogo a quelli realizzati in tante altre grandi città europee.
A partire dal 1994 l’opera di ricostituzione dei boschi di pianura si intensificò, sostenuta dalle risorse messe a disposizione dal Reg. 92/2080/CEE per l’imboschimento dei terreni agricoli. Solo nel “Veneto Orientale” (parte orientale della provincia di Venezia e di Treviso) tra il 1994 ed il 1999 furono ripiantati circa 200 ha di bosco.


E’ veneta la prima legge italiana in tema di rimboschimenti
Seguendo i concetti espressi nella Carta di Rosà e visto il crescente interesse delle comunità locali per il ritorno dei boschi planiziali, nel 2003 la Regione Veneto promulgò la prima legge italiana esplicitamente dedicata a questo tema (L.R. n. 13 del 2 maggio 2003; http://bit.ly/2gbaXkG), con una dotazione iniziale di 5 milioni di euro, affidandone la gestione a Veneto Agricoltura. La legge 13/2003 ha permesso la realizzazione di oltre 200 ha di nuovi boschi (molti entro l’area del Bosco di Mestre). Inoltre la legge 13/2003 ha finanziato numerosi progetti di tipo divulgativo, finalizzati a fra meglio conoscere ed apprezzare la storia e le funzioni dei boschi planiziali.


Numeri e fatti salienti

In conclusione di questo breve excursus storico è interessante riassumere alcune cifre essenziali: la pianura veneta si estende su oltre 1.000.000 di ettari; in epoca veneziana meno dell’1% era ancora coperto da boschi (circa 7.000 ha); alla fine degli anni ’80 ne restavano poco più di 50 ha: lo 0,005% della superficie! In nessun’altra parte d’Europa l’originaria copertura boschiva è stata eliminata in modo così sistematico. In circa 30 anni quel patrimonio è stato decuplicato.
In Veneto un ruolo decisivo nella vicenda della rinascita dei boschi planiziali, come si è visto, è stato giocato dall’ARF, divenuta dal 1997 parte di Veneto Agricoltura. Due iniziative in particolare hanno giocato un ruolo decisivo per favorire la buona realizzazione degli interventi: la creazione del Vivaio regionale (oggi “Centro Regionale per la Biodiversità Vegetale”) di Montecchio Precalcino (Vi) e la messa a punto delle “Linee guida per la realizzazione dei boschi di pianura”.
La prima iniziativa, avviata nel 1992, ha permesso di mettere a disposizione del territorio regionale materiali vivaistici di grande qualità sia tecnica (giovani piante con pane di terra) che genetica (nel vivaio vengono coltivate le provenienze locali di oltre 100 specie di alberi e arbusti adatti ai diversi ambienti planiziali e collinari; recentemente il Centro ha iniziato a moltiplicare anche le specie erbacee tipiche del sottobosco).
La seconda, realizzata in collaborazione con il Prof. Franco Viola del Dipartimento “Territorio e Sistemi Agricoli e Forestali” dell’Università di Padova, ha permesso di indirizzare i progettisti nell’innovativa opera di piantare ex novo boschi su terreni ex agricoli.


Chi si occupa oggi nel Veneto del patrimonio di boschi planiziali?
Oggi nel Veneto sono attivi vari soggetti che, a diverso titolo e con diverse strategie, si occupano del nostro patrimonio di boschi planiziali:
- Associazione Forestale di Pianura: gestisce le proprietà dei comuni del Veneto Orientale;
- Comune di Venezia: gestisce l’insieme di boschi noti come “Bosco di Mestre”;
- Veneto Agricoltura: gestisce circa 400 ettari di diverse formazioni planiziali, sia querco-carpineti che formazioni costiere (leccete, pinete); gestisce inoltre il Centro Regionale per la Biodiversità Vegetale di Montecchio Precalcino (VI) che moltiplica gran parte delle specie vegetali impiegabili per l’impianto ed il miglioramento dei boschi di pianura;
- Vari altri soggetti che autonomamente gestiscono tratti più o meno grandi di boschi planiziali.


Gli Stati Generali dei Boschi di Pianura
A 30 anni dal primo progetto di ricostruzione di un lembo di bosco planiziale, gli Stati Generali vogliono innanzitutto riunire tutti gli attori di questa straordinaria operazione di riforestazione moderna, che è stata di tipo “partecipativo”, fondata sulla collaborazione tra la Regione e Amministrazioni locali ed Associazioni, presentando alcune delle esperienze più significative. Gli Stati Generali 2017 (si veda il programma de lavori nella rubrica “Appuntamenti”) vogliono essere un’occasione di incontro e di confronto delle esperienze, in particolare per analizzare gli aspetti tecnico-gestionali, i percorsi di coinvolgimento della popolazione, le modalità di valorizzazione del patrimonio.
Gli Stati Generali di Sandrigo si concluderanno con la sottoscrizione, tra i partecipanti, di un nuovo documento programmatico che verrà dedicato al Comune che li ospita. La “Carta di Sandrigo” conterrà gli obiettivi che coloro che hanno a cuore i boschi di pianura si pongono per i prossimi decenni: in particolare quello di decuplicare nuovamente, entro il 2050, il patrimonio di boschi planiziali del Veneto, avvicinando la loro superficie complessiva a quella presente in epoca veneziana!
Per iscriversi all'evento:  http://bit.ly/2wn9Fph  


di Giustino Mezzalira, Veneto Agricoltura
Tratto da Veneto Agricoltura Europa n. 12/2017 del 12 ottobre 2017