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25.10.2017 FUTURO DELLA PAC E CAMBiAMENTI CLIMATICI
Incredibilmente il cambiamento climatico rappresenta ancora un concetto astratto per molte persone, nonostante sempre più spesso si senta parlare di fusione dei ghiacci polari, di incremento delle temperature del globo terrestre, di eventi atmosferici quali uragani e trombe d’aria sempre più distruttivi, ecc. Troppe persone, cioè, danno poca importanza al verificarsi di questi fenomeni soprattutto perché non influiscono direttamente nella loro vita quotidiana. Niente di più sbagliato: i cambiamenti in atto devono interessare tutti noi per svariate ragioni a partire dalle sorti dal cibo che consumiamo, che dipende da un’agricoltura sempre più esposta proprio ai cambiamenti del clima.

Le conseguenze del cambiamento climatico nel settore agroalimentare
Le conseguenze del cambiamento climatico influiscono sempre di più sull'agricoltura. Le condizioni meteorologiche estreme e i cambiamenti repentini di stagionalità hanno un impatto significativo sulla produzione agricola, influenzando sia la quantità che la qualità dei prodotti. In futuro questi effetti potrebbero intensificarsi sfidando il settore agroalimentare. Nella prima parte del 2017 l'Europa ha affrontato condizioni climatiche estreme, con gravi ripercussioni sulle produzioni. Per esempio, le grandi tempeste di grandine e gelo registrate nello scorso mese di aprile hanno causato gravi danni a molte colture, in primis al vigneto europeo. Di conseguenza, nel 2017 la produzione di vino è stimata in calo del 14% rispetto al 2016, segnando un preoccupante minimo storico (si veda:  http://bit.ly/2zr14WW). Non è però solo la quantità di prodotti agricoli ad essere minacciata dal cambiamento climatico ma anche la qualità. Un esempio è dato dalle frequenti piogge che sempre quest’anno hanno colpito l'Europa settentrionale, causa questa di una forte riduzione di contenuto proteico nel frumento (si veda:  http://bit.ly/2m4DbzF). Tutto questo determina anche un impatto negativo sulle esportazioni agroalimentari europee.

La risposta dell’UE
In che modo l’Unione Europea risponde a queste importanti questioni? La Politica Agricola Comune (PAC) è una parte della risposta. Attraverso la PAC, infatti, l’UE ha messo in campo una serie di misure che contribuiscono a combattere i cambiamenti climatici. Non solo, la PAC offre anche concreti aiuti agli agricoltori che si trovano in difficoltà finanziarie a causa del clima in cambiamento. Ad esempio, nel settembre di quest’anno la Commissione europea ha permesso a 15 Stati Membri di aumentare i pagamenti anticipati agli agricoltori colpiti da difficili condizioni climatiche. Tale incremento è stato destinato ai pagamenti diretti (dal 50 al 70%) e ad alcuni pagamenti per lo Sviluppo rurale (dal 75 all’85%). Tuttavia, aiutare i produttori ad affrontare le conseguenze del cambiamento climatico è solo una parte dell’impegno dell’UE. Un altro aspetto chiave si chiama “mitigazione”, ovvero come aiutare gli agricoltori a contribuire agli sforzi generali che puntano a ridurre l'impatto del cambiamento climatico. L'UE sta lavorando con forza su questo fronte, rinnovando costantemente le sue politiche (l’ultima tappa è quella dell’Omnibus agricolo, ampiamente trattato anche in questo numero di Veneto Agricoltura Europa) e assicurando importanti finanziamenti per contribuire a garantire l'utilizzo sostenibile delle risorse naturali e limitare le emissioni.

Una politica in continua evoluzione
La PAC, nata nel 1962, si è evoluta nel tempo. Oggi più che mai le sue azioni si concentrano sulle questioni ambientali e climatiche e i risultati sono evidenti: dal 1990, ad esempio, si è registrata una riduzione del 23% delle emissioni di gas a effetto serra, mentre l'agricoltura biologica europea è cresciuta del 5,5% all’anno nell’ultimo decennio. Per raggiungere questi obiettivi l'UE ha modificato le sue strategie e di conseguenza la PAC, prevedendo tra l’altro una maggiore sostenibilità nel settore agroalimentare. Ad esempio, nelle cosiddette regole di cross-compliance (si veda:  http://bit.ly/2j9ekcR), gli agricoltori ricevono un sostegno finanziario solo se soddisfano specifici requisiti e obblighi ambientali. Anche i pagamenti diretti agli agricoltori possono essere incrementati con somme aggiuntive in cambio delle cosiddette misure "verdi" ( http://bit.ly/2zGblQ3), quali la diversificazione delle colture o la creazione di aree ecologiche in cui la terra non viene coltivata. Queste misure (a dire il vero per alcune solo in parte) hanno già evidenziato i loro vantaggi ambientali per la biodiversità, la qualità dell'acqua e del suolo, il sequestro del carbonio e la valorizzazione dei paesaggi.
 
L’importanza della politica di Sviluppo rurale
Anche i Programmi di Sviluppo Rurale (vedi:  http://bit.ly/2hS3FQk) stanno svolgendo un ruolo importante nella lotta ai cambiamenti climatici. I PSR elaborati a livello di Stati Membri o di Regioni affrontano infatti obiettivi che rappresentano importanti priorità quali il ripristino, la conservazione e il miglioramento degli ecosistemi legati all'agricoltura e alla silvicoltura, alla promozione dell'efficienza delle risorse e il sostegno allo spostamento verso un'economia a basse emissioni di carbonio.
 
Innovazione, un alleato strategico contro i cambiamenti climatici
Anche l'innovazione e la conoscenza contribuiscono alla sostenibilità del settore agricolo. Dai robot (vedi:  http://bit.ly/2jaz3wI) ai satelliti ( http://bit.ly/2hPDBVb), la tecnologia e l'innovazione stanno lentamente modificando l'agricoltura. Una grande quantità di informazioni è ora accessibile a un'ampia fascia di popolazione, consentendo agli agricoltori una maggiore precisione nelle loro attività in campo (le sperimentazioni condotte con finanziamenti europei LIFE da Veneto Agricoltura presso la sua Azienda ValleVecchia di Caorle in tema di “agricoltura di precisione” sono un chiaro esempio; NdR), ma anche contribuendo a migliorare la qualità delle previsioni meteo, monitorare i raccolti e prevedere i rendimenti. Questa combinazione consente di rispondere, a livello locale, all’utilizzo più responsabile delle risorse ma anche, a livello europeo, alla formulazione delle politiche. Attraverso il Programma Horizon 2020, l'UE investe con forza nella ricerca e nell'innovazione: nel suo ultimo programma di lavoro, lanciato lo scorso 27 ottobre, ben 1 miliardo di euro è dedicato alla conoscenza e all'innovazione in agricoltura, nel settore alimentare e nello sviluppo rurale (vedi:  http://bit.ly/2zUhp4y), principalmente nei temi della sicurezza alimentare sostenibile, della rilancio delle aree rurali, delle tecnologie dell'informazione e della comunicazione.

Il cambiamento climatico, un problema globale
È dunque fondamentale che l'UE adempia ai propri impegni nella lotta al cambiamento climatico ponendo al centro l'agricoltura. Ricordiamo che gli impegni dell'UE derivano principalmente dagli obiettivi di sviluppo sostenibile delle Nazioni Unite (vedi:  http://bit.ly/1Kjkn0B) e dall'Accordo di Parigi (vedi:  http://bit.ly/2mhoFQi), adottato dopo i negoziati sul clima del COP21 svoltosi a Parigi nel novembre 2015, impegni che mirano a mantenere l'aumento globale della temperatura al di sotto di 2°C. Il COP23 (vedi:  https://cop23.unfccc.int/), in corso di svolgimento a Bonn (6-17 novembre), continuerà a lavorare coinvolgendo le 197 parti interessate che puntano ad attuare proprio l’Accordo di Parigi. L'Europa ha un settore agroalimentare ricco e diversificato, che dovrebbe essere protetto, e proprio per questo la futura PAC continuerà a mettere la sostenibilità al centro delle sue priorità, fornendo gli strumenti per consentire agli agricoltori e agli attori delle aree rurali di affrontare le molteplici sfide causate dal cambiamento climatico.

(Fonte: Commissione europea)