AGRICOLTURA E GREEN DEAL EUROPEO, LE PERPLESSITA’ DEGLI AGRICOLTORI

Il Green Deal, che punta a trasformare l’Europa nel primo continente a impatto zero sul clima, evidenzia il ruolo chiave che dovrà svolgere la comunità agricola. Tutto bene? Non proprio, viste le tante preoccupazioni e le domande avanzate dalle organizzazioni agricole UE.

Gli agricoltori europei sono pronti a fornire e sostenere una visione ambiziosa dell’UE nei confronti del clima a condizione che il Green Deal sia coerente con lo sviluppo del settore agricolo. Del resto, ormai da anni gli agricoltori europei chiedono politiche coerenti, redditi decenti e lo stop ad una rappresentazione “ingiusta” del comparto. Sono queste preoccupazioni che necessariamente devono essere affrontate, ancora più oggi di fronte ad un Green Deal che solleva più domande tra gli agricoltori europei di quante non siano le risposte che dovrebbe invece offrire. Avere una visione chiara sui cambiamenti climatici è per l’Unione Europea senz’altro obbligatorio, ma questo dovrebbe avvenire nell’ambito di un progetto concreto e realistico, che davvero “non lasci indietro nessuno”, come recita il Green Deal.

 

Domande, preoccupazioni e perplessità

E’ questa, in sintesi, la posizione tracciata dall’Organizzazione agricola europea Copa-Cogeca a margine della presentazione del Green Deal, avvenuta nei giorni scorsi, la quale formula una serie di domande che mettono il dito su numerose piaghe che preoccupano tutti gli agricoltori europei. Vediamole:

– in che modo il bilancio europeo (QFP), con i suoi tagli previsti, terrà conto delle ambizioni del Green Deal in generale e in particolare di quelle della nuova strategia della PAC e “Farm to Fork”?;

– in che modo la Commissione eviterà ulteriori ritardi nella riforma della PAC se dovrà “riflettere” sulle ambizioni del Green Deal e della strategia Farm to Fork”?;

– in che modo l’ambizione del Green Deal sarà rispecchiata, fin dall’inizio, nei Piani strategici nazionali della PAC se non sono ancora chiari i criteri per approvarli?;

– in che modo gli agricoltori saranno ricompensati attraverso gli eco-schemi se questi affrontano solo i costi sostenuti e il mancato guadagno?;

– in che modo la proposta di strategia “Farm to Fork” per migliorare la posizione degli agricoltori andrà oltre la direttiva già approvata sugli UTP (Unlikely to Pay, crediti sulle probabili inadempienze)?;

– le “nuove tecnologie e scoperte scientifiche” includono le nuove tecniche di riproduzione attualmente bloccate dalla decisione della Corte di giustizia europea?;

– la “diplomazia” del Green Deal sarà utilizzata retroattivamente per gli Accordi di libero scambio (ad esempio l’Accordo Mercosur) che supportano “pratiche dannose come il disboscamento illegale”?;

– come la Commissione europea realizzerà l’adozione delle “tecnologie digitali”, che svolgono un ruolo centrale nel Green Deal, se solo il 50% delle aree rurali europee avrà una copertura a banda larga?;

– come sarà possibile ridurre in modo significativo l’uso di pesticidi e fertilizzanti se nel Green Deal non verrà menzionato un elenco di “alternative credibili”?;

– quale sarà l’impatto finanziario del Green Deal in un momento in cui l’agricoltura europea deve affrontare la sfida del rinnovamento generazionale?

 

Conservare il modello di agricoltura europea

L’agricoltura è un partner essenziale di tutte le politiche di riferimento presenti nel Green Deal e in questo contesto gli agricoltori europei contribuiranno senz’altro al dibattito che coinvolgerà le parti interessate, ma dev’essere chiaro fin da subito che il successo del Green Deal dipenderà anche dal successo e dalla conservazione del modello di agricoltura familiare europea. Nessun altro settore è in grado di rimuovere le emissioni dall’atmosfera in modo naturale, pur costituendo allo stesso tempo la base per lo sviluppo di un’economia basata sulla biodiversità e garantendo la sicurezza alimentare.

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