19.04.2017 “PIWI”, OVVERO I VITIGNI RESISTENTI


Pilzwiderstandfähig (in acronimo PIWI) indica i
vitigni resistenti ai funghi, una delle frontiere del nuovo vino. Al Vinitaly 2017,
presentazione e degustazione ad hoc di
Veneto Agricoltura. Storia e modalità.

“PIWI”, sta per pilzwiderstandfähig, ovvero i vitigni resistenti ai funghi. Al Vinitaly, Veneto
Agricoltura, l’Agenzia veneta per
l’innovazione nel settore primario, ha presentato i primi risultati di
un’interessante e attuale attività in corso orientata alla riduzione
dell’utilizzo dei fitofarmaci in viticoltura
(seguita da degustazione guidata), dal titolo “PIWI”, I VITIGNI RESISTENTI. Si tratta di una attività
sperimentale, avviata per individuare soluzioni ad un problema serio per
i viticoltori, specie di fronte agli
evidenti mutamenti climatici in atto, ed agli orientamenti che sta assumendo il
consumatore rivolti sempre più verso prodotti frutto di un’agricoltura
sostenibile e a bassa immissione di input.

Le prime selezioni di vitigni PIWI datano tra il
1880 e il 1935 e hanno fornito vitigni dalle uve di qualità non sempre
ottimale, cosa che ha sicuramente danneggiato l’immagine della varietà
resistente come uva da vino. Da allora molti passi in avanti sono stati fatti
sino a rendere il risultato difficilmente distinguibile dai vini ottenuti dai
vitigni tradizionali. Germania, Austria e Svizzera sono tra i Paesi più
attivi nella loro selezione, valutazione e coltivazione.Nel Veneto l’introduzione alla coltura di alcuni
di questi vitigni resistenti è avvenuta nel 2014 e sono soggetti alla
limitazione di cui all’art. 8, comma 6, del D.lgs n.61/2010, ovvero le uve
raccolte non possono essere destinate alla produzione di vini di DOC e
DOCG. Verranno proposte in assaggio
le varietà: – (a bacca bianca) Bronner,
Sauvigneir Gris, Muscaris, Solaris; – (nera) Cabernet Cortis.

La selezione delle piante resistenti attuata dai tecnici
dell’agenzia regionale segue uno schema abbastanza semplice: si fanno
gli incroci, si ottengono le piantine da seme, le si mettono alla miglior
esposizione al fungo e si selezionano solo le piantine resistenti che verranno
poi valutate dal punto di vista enologico. Oggi è possibile integrare questa
selezione con quella assistita da marcatori che, su piante piccole, possono o
meno, evidenziare i genotipi con i geni della resistenza.Il processo è però molto lungo, infatti il
“Regent” (una delle prime selezioni
resistenti messe in commercio) per essere selezionato, impiantato, moltiplicato
e registrato ha richiesto un iter di quasi quaranta anni: infatti la
sperimentazione è partita nel 1967 ed è stato iscritto a registro nel 2001.

La ricerca e sperimentazione in Italia vede
particolarmente attive, assieme a Veneto
Agricoltura, la Fondazione Edmund Mach – Istituto Agrario San
Michele all’Adige, l’Università di Udine, Innovitis (Istituto
privato con sede a Bolzano) e il CRA-Vit di Conegliano (TV), che ha
iniziato un lavoro di selezione per produrre vitigni resistenti a partire dalla
Glera e dal Raboso Piave.