MICRO BIRRIFICI ARTIGIANALI: UNA REALTA’ CHE NEL VENETO VALE 100 MILIONI DI EURO

138 le imprese attive nel Veneto, 100mila gli ettolitri di birra artigianale prodotti ogni anno, 500 gli addetti. Veneto Agricoltura ha appena pubblicato un report che analizza questo comparto fortemente legato all’attività agricola. Burocrazia e forte concorrenza le maggiori preoccupazioni degli operatori.

Tra i numerosi report tematici pubblicati periodicamente da Veneto Agricoltura (tutti disponibili sul sito internet dell’Agenzia regionale), quello appena realizzato sui micro birrifici veneti rappresenta un’assoluta novità, almeno per la nostra regione. L’argomento è di grande attualità sia perché durante l’estate il consumo di birra cresce fortemente, sia perché anche in Italia il numero degli estimatori di birra artigianale sta crescendo in maniera esponenziale. Quello dei micro birrifici è dunque un tema di grande interesse, in particolare per gli operatori del mondo agricolo, visto che la produzione artigianale di birra presenta dei legami sempre più stretti con l’attività agricola. Non a caso negli ultimi anni, in questo settore, le normative nazionali e regionali hanno favorito i piccoli produttori, soprattutto quelli che utilizzano materia prima agricola autoprodotta.

E’ dunque su questo tema che si focalizza il nuovo ed esauriente report di Veneto Agricoltura (disponibile qui: https://bit.ly/3mcw4CA) che in pratica fa il punto sul prodotto “birra”, sui suoi principali aspetti nutrizionali, salutistici e normativi, ma soprattutto affronta nei dettagli gli aspetti produttivi, fornendo una notevole mole di dati e informazioni che delinea il quadro a livello nazionale e regionale. Il focus si basa su un’indagine diretta condotta da Veneto Agricoltura su un campione rappresentativo di produttori artigianali veneti di birra. Vediamo in sintesi cosa è emerso.

Il comparto in cifre

A fine 2020 erano ben 138 le imprese attive in questo settore nel Veneto. Per il 37% si tratta di birrifici, mentre i brew pub, cioè locali che producono e vendono direttamente la birra, e i beer firm, cioè aziende che producono birra a proprio marchio ma che usano impianti di terzi, rappresentano in entrambi i casi il 12%. Un dato sorprendente riguarda gli agribirrifici, cioè quei produttori di birra che sono anche imprenditori agricoli in quanto si auto producono una parte delle materie prime utilizzate. Questo gruppo rappresenta quasi il 39% delle realtà attive nel Veneto; si tratta di una percentuale davvero sorprendente, considerato che questi imprenditori realizzano oltre il 60% della produzione artigianale di birra a livello veneto. Sulla base dei dati raccolti dall’Agenzia regionale, si stima che complessivamente la partita dei micro birrifici veneti valga circa 100mila ettolitri di birra, per un fatturato complessivo di 100 milioni di euro, con buone prospettive di un ulteriore sviluppo e incremento.

Aziende e imprenditori

Nel Veneto, il comparto dei micro birrifici è costituito prevalentemente da società di capitali (40%), condotte per lo più da due o tre soci, e in misura minore da ditte individuali (31% circa) o società di persone (29%). I titolari o i soci delle imprese produttrici di birra artigianale risultano essere prevalentemente maschi (84,8%), dato che le donne rappresentano solo il 15,2%. L’età media degli imprenditori birrai è relativamente bassa (45 anni): il 29% ha meno di 39 anni e il 33% ha un’età compresa tra i 40 e i 50 anni. La loro scolarizzazione è medio-alta, dato che oltre il 50% ha conseguito un diploma di scuola media superiore e oltre il 30% anche la laurea. Nel complesso, si stima che il comparto della produzione artigianale di birra nel Veneto impieghi quasi 500 addetti, il 62% a tempo pieno, il 27% a tempo parziale e circa l’11% in maniera stagionale.

Le birre venete

La gamma di produzione è ampia e diversificata: la maggior parte delle realtà artigianali produce tre o più tipologie diverse di birra. Tuttavia, in termini quantitativi, quasi i tre quarti della produzione è costituita da birre chiare a bassa fermentazione (41% del totale) e ad alta fermentazione (33%); le birre rosse (ambrate) costituiscono il 17,5% della produzione mentre sono residuali le scure o le speciali.

Il mercato

Ad oggi, i micro birrifici artigianali veneti si rivolgono per lo più al mercato regionale (55%) e nazionale (40%), mentre la quota destinata all’esportazione è inferiore al 5%. Sebbene quasi tutti i produttori vendano la birra in un loro punto vendita diretto o attraverso il canale ho.re.ca, il principale canale di sbocco della birra artigianale veneta rimane ancora quello dei grossisti/distributori. Se da un lato ciò sta ad indicare che le dimensioni raggiunte dai produttori veneti sono piuttosto ragguardevoli, dall’altro ne consegue una penalizzazione in termini di valore aggiunto ritraibile, che si viene inevitabilmente a contrarre per l’aumento degli anelli e dei passaggi lungo la filiera. Per ovviare a questo aspetto, un numero sempre maggiore di produttori si sta dotando di una “tap room” aziendale, dove i consumatori possono sorseggiare e degustare il prodotto prima di acquistarlo.

Luci e ombre

Dal report di Veneto Agricoltura emerge che negli ultimi anni il comparto regionale dei micro birrifici artigianali registra purtroppo anche alcune criticità, evidenziate dal fatto che le nuove aperture diminuiscono mentre aumentano le chiusure. L’arena competitiva sta iniziando dunque ad essere troppo affollata, mentre i vincoli burocratici e la forte concorrenza preoccupano non poco gli operatori. Una concreta semplificazione delle normative e della burocratica, un maggior sostegno pubblico e incentivi fiscali sono invece gli interventi che maggiormente vengono richiesti. Tuttavia, gli operatori del comparto stanno continuando ad investire, in particolare nell’ampliamento degli impianti di produzione, ma anche in strumenti di comunicazione e visibilità (siti internet) e innovando la gamma di prodotto e le modalità di vendita (e-commerce).

In definitiva, il report sostiene che nel Veneto il business dei micro birrifici artigianali rappresenta ancora una buona opportunità di investimento e che le capacità imprenditoriali e le strutture produttive degli operatori sono adeguate ad affrontarlo con buone possibilità di successo, tanto che la maggior parte degli operatori intravede buone se non ottime prospettive di sviluppo della loro attività nel prossimo futuro.