BIONET: UNA RETE PER SALVARE LE SPECIE E LE VARIETA’ A RISCHIO DI ESTINZIONE DELLE CAMPAGNE VENETE

Giovedì 13 ottobre (ore 9:00) si conclude con un grande convegno a Piazzola sul Brenta (Pd) il Programma quinquennale della Regione del Veneto “BIONET”. L’iniziativa, coordinata da Veneto Agricoltura, ha visto il coinvolgimento di ben 11 Enti di ricerca e Istituti Agrari. Obiettivo: recuperare e salvaguardare la biodiversità vegetale e animale veneta a rischio di estinzione. Caner: una strategia comune per coniugare tradizione e innovazione.

Negli ultimi anni anche nel Veneto, come in molte altre parti d’Italia, si è persa una parte importante della “memoria storica” legata a molte produzioni agricole (sia vegetali che animali) a rischio di estinzione ma che in parte ancora si coltivano e allevano nelle nostre campagne. Si tratta di prezioso “materiale genetico”, presente nelle vecchie varietà e razze, che spesso ritroviamo commercializzato in mercati locali, aziende biologiche e a volte conservato da agricoltori custodi improvvisati o collezionisti appassionati.

Per recuperare questa biodiversità “nascosta”, è giunto in soccorso il programma della Regione Veneto “BIONET” che negli ultimi cinque anni (2017-2022) ha svolto un’importante attività di acquisizione di documentazione storica e di monitoraggio del territorio regionale con l’obiettivo di riscoprire quanto ancora (molto) è conservato nelle campagne e negli orti domestici del Veneto.

“La diversità genetica rappresenta una risorsa preziosa che deve essere preservata per le generazioni future. Gli agricoltori e gli allevatori sono i nostri custodi della biodiversità: un patrimonio che può rappresentare un’opportunità di sviluppo locale – commenta l’assessore regionale all’Agricoltura, Federico Caner -. In questo senso, Veneto Agricoltura, attraverso il programma BIONET e i suoi partner, continua ad essere vicina a tutti i privati che vogliono far riscoprire quanto ancora è conservato nelle nostre campagne e negli orti domestici del Veneto. Una sinergia importante per sviluppare una collaborazione in tutta la filiera agricola, al fine di condividere una strategia comune. Preservare e far conoscere i prodotti che si distinguono nel campo della biodiversità, sia animale sia vegetale, significa appunto saper coniugare la tradizione con l’innovazione. Formula indispensabile per un’agricoltura moderna che si basa anche sullo sviluppo e sulla conservazione della biodiversità”.

Quello svolto da “BIONET” negli ultimi cinque anni è stato un percorso attento e certosino che si concluderà con un grande convegno a Piazzola sul Brenta (Pd) in Villa Contarini giovedì 13 ottobre alle ore 9:00 (per partecipare: https://BIONET_2022.eventbrite.it ).

Il programma “BIONET”, incentrato sulla conservazione delle risorse genetiche locali di interesse agrario e alimentare a rischio di estinzione o erosione genetica, è stato coordinato da Veneto Agricoltura e ha visto il coinvolgimento di ben 11 partner: Provincia di Vicenza – Istituto di Genetica e Sperimentazione Agraria “N. Strampelli” di Lonigo (VI); CREA – Centro di Ricerca Viticoltura ed Enologia; Istituto Zooprofilattico Sperimentale delle Venezie; I.I.S. “Antonio Della Lucia” di Feltre (BL); I.I.S. “Duca degli Abruzzi” di Padova; I.S.I.S.S. “Domenico Sartor” di Castelfranco Veneto (TV); I.I.S. “Stefani-Bentegodi” sede di Buttapietra (VR); I.S.I.S. “Alberto Parolini” di Bassano del Grappa (VI); I.I.S. “8 Marzo – K. Lorenz” di Mirano (VE); “Viola Marchesini” I.T.A. e “O. Munerati” di Rovigo.

Bastano pochi numeri per comprendere il ruolo svolto da “BIONET”, finanziato con risorse del Programma di Sviluppo Rurale Veneto (2,355 mln/euro per i cinque anni). Complessivamente sono stati attivati 14 gruppi di lavoro che hanno lavorato nelle due distinte categorie: “animali”, comprendenti bovini, ovini e avicoli (anatre, faraone, oche, polli e tacchini), e “vegetali”, ovvero fruttiferi, orticole, viticolo e cereali. Sono stati coinvolti oltre 70 esperti/tecnici per la gestione diretta di 7 centri di conservazione per gli animali (4 per gli avicoli, 2 per gli ovini e 1 per i bovini) e 14 campi catalogo per i vegetali (2 per il viticolo, 6 per i fruttiferi e 6 per i cereali).

Durante il convegno finale di Piazzola saranno presentati nei dettagli i risultati raggiunti da “BIONET”, tra i quali meritano di essere segnalati l’attività legata alla caratterizzazione delle diverse varietà di mele e pere locali conservate nelle collezioni della Rete regionale per la biodiversità. Un lavoro, questo, che ha compreso anche la caratterizzazione morfologica e genetica delle varietà locali e l’iscrizione delle varietà da conservazione nel registro nazionale delle varietà di specie agrarie e ortive.

L’attività svolta ha interessato anche i cereali e le orticole. Con “BIONET” è stato infatti messo in sicurezza il patrimonio costituito dai semi di antichi cereali conservati nello “scrigno” dell’Istituto di Genetica e Sperimentazione Agraria “N. Strampelli” di Lonigo. In questo ambito, l’attività di moltiplicazione dei semi è stata effettuata da Veneto Agricoltura presso le proprie aziende pilota e dimostrative “Pradon” di Porto Tolle (Ro) e “ValleVecchia” di Caorle (Ve).

Importante anche l’attività svolta presso l’azienda pilota e dimostrativa “Sasse Rami” di Ceregnano (Ro), dove Veneto Agricoltura conserva in purezza numerose specie di avicoli (galline, oche, anatre e tacchini). “Sasse Rami” rappresenta una sorta di Arca di Noè anche per la frutticoltura. Qui infatti esiste una preziosa collezione di decine di cultivar frutticole, in particolare di melo e pero, per le quali è stata effettuata la caratterizzazione genetica. Inoltre, presso l’azienda “Diana” di Mogliano Veneto (Tv), sempre di Veneto Agricoltura, è conservata l’intera collezione delle antiche cultivar viticole venete, frutto di un certosino lavoro di identificazione, raccolta e conservazione. Infine, presso l’azienda pilota e dimostrativa Villiago di Sedico (Bl), l’Agenzia regionale ha contribuito a portare in salvo le razze ovine a rischio di estinzione Alpagota, Lamon, Brogna e Foza.

Ulteriore obiettivo di “BIONET” è stato il trasferimento ai privati dell’attività di conservazione, favorendo così l’avvio di filiere produttive che avranno come base le risorse genetiche locali di interesse agrario e alimentare venete. In questo quadro, è stata realizzata un’attività di monitoraggio del territorio per l’individuazione di nuove risorse genetiche autoctone legate alla tradizione e agli usi regionali. Il tutto accompagnato e sostenuto da uno sforzo di ricerca storica e iconografica finalizzata a stabilire l’autenticità delle diverse risorse genetiche e la loro presenza in un determinato comprensorio individuando le connessioni reciproche con la realtà agricola veneta del tempo.