Allargamento un anno dopo


Il 1 maggio 2004, giorno in cui l’Europa è passata a 25 Stati membri, con oltre 450 milioni di cittadini, i più pessimisti prefiguravano un disastro politico ed economico. Un anno dopo, nonostante nuovi e vecchi Paesi si trovino davanti a sostanziali sfide politiche ed economiche, la tendenza è molto positiva.
Per i dieci nuovi paesi:
– In termini economici i progressi sono netti. I nuovi Stati membri hanno visto una crescita interna del 5%, rispetto al 3.7% del 2003. La previsione economica è del 4% nel 2005, più del doppio della media dell’UE a 15.
– Le cifre parlano da sole. Per la Lettonia si parla di una crescita dell’8.5% nel 2004 – il tasso di crescita più alto nell’UE – rispetto alla media dell’UE del 2.4%. La Lituania, l’Estonia, la Slovacchia e la Polonia si attestano rispettivamente al 6.7%, 6.2%, 5.5% e 5.3%. Le previsioni sono in forte crescita, con l’eccezione di Malta. (Fonte: previsioni economiche di primavera della Commissione).
– I problemi amministrativi con i pagamenti dell’UE agli aiuti agricoli sono stati inferiori alle aspettative. Eurostat, l’ufficio statistico della Commissione ha valutato che la media delle entrate per l’agricoltura nei 10 nuovi Paesi membri è cresciuta di oltre il 50% nel 2004.
– Allo stesso tempo i fondi strutturali e di coesione sono andati ad investimenti per strutture obsolete. Nel 2004 più di 1.3 miliardi di euro sono stati pagati ai nuovi Stati membri.
– Lo scorso anno tutti i nuovi Stati membri erano beneficiari netti del bilancio UE. In riferimento ai dati provvisori, l’Europa dei 10 ha contribuito con 3.2 miliardi di euro al bilancio UE, mentre i pagamenti che hanno ricevuto sono stati almeno di 6 miliardi di euro. Il bilancio globale in loro favore è stato di 2.8 miliardi di euro. Questo rappresenta un enorme investimento, al di là delle infrastrutture, sulla ricerca, sulla promozione delle imprese, sulla protezione ambientale, sul turismo e l’innovazione.
– Gli enormi effetti dell’allargamento sono visibili anche in altri settori. I turisti arrivano a frotte. Una città come Ljublijana in Slovenia ha riscontrato una crescita del 23% degli stranieri rispetto all’anno precedente. Mentre gli studenti dei nuovi 10 paesi si sono spostati per studiare e imparare le lingue all’estero.
-Nella sfera politica, i fatti dell’Ucraina ricordano agli europei dell’Est la garanzia di sicurezza nell’essere membro dell’UE.
– Le previsioni nere sul “dominio culturale” o i “cittadini di serie B” nelle istituzioni europee non si è avverata. I nuovi 10 paesi si sono integrati a pieno titolo nell’Unione. Sondaggi di opinione, inoltre, dimostrano che gli europei dell’Est sono più positivi ora sull’adesione rispetto a un anno fa.
Per i “vecchi” quindici Paesi :
– L’ingresso dei 10 nuovi Paesi ha portato benefici sia ai nuovi che ai vecchi. L’allargamento si è dimostrato una vittoria.
– L’allargamento ha incrementato il commercio. Le importazioni e le esportazioni tra i 10 e i 15 sono notevolmente aumentate dall’adesione. Dato che l’economia dei 10 si sta ampliando, le compagnie, i commercianti e gli agricoltori dei 15 stanno concludendo ottimi affari con i nuovi stati membri.
– I vantaggi dell’allargamento per i 15 si sono fatti sentire per oltre un decennio. In vista dell’adesione, gli standard di vita e l’economia dei 10 sono aumentate a tal punto che il volume di esportazioni nella zona euro è aumentata del 140% tra il 1993 e il 2003.
– Dato che l’allargamento ha incrementato gli investimenti diretti stranieri nei 10, le compagnie dei 15 sono tra i più importanti investitori. L’Austria, per esempio, è uno tra i maggiori investitori in Slovenia, Romania e Bulgaria e il terzo maggior investitore in Ungheria, Slovacchia e Repubblica Ceca.
– Le stime di Eurostat mostrano che le compagnie dei 15 Stati, nel 2004 hanno investito 13.8 miliardi di euro nei nuovi 10 paesi, con un incremento di 7 miliardi rispetto all’anno precedente. É inferiore rispetto all’ammontare investito negli anni precedenti l’adesione (17.2 miliardi di euro nel 2001) e una minima parte degli investimenti totali occorsi tra i 15 (156 miliardi di euro nel 2004).
– Oltre ai trend economici positivi, è importante notare che nessuna delle previsioni catastrofiche di un anno fa si sono realizzate.
– Non si è neppure verificato il “grande esodo” dall’est che, secondo i più pessimisti, avrebbe portato una massa di cittadini a lavorare nei paesi dei 15. Lo stesso vale per i paesi come la Gran Bretagna, la Svezia e l’Irlanda che dal 1 maggio 2004 hanno aperto i loro mercati del lavoro e per i Paesi che hanno scelto il “periodo di transizione” in cui il mercato del lavoro è accessibile a condizioni speciali.
– In realtà non si è verificato nessuno scenario catastrofico. Non ci si è appellati a nessuna delle tre clausole di salvaguardia sulle perturbazioni economiche, il mercato interno o la giustizia e gli affari interni. Questo ripete gli schemi degli allargamenti precedenti, specialmente per la Spagna e il Portogallo nel 1986, quando si stabilirono dei livelli di salvaguardia sulle importazioni economiche e l’immigrazione a cui non si è mai fatto ricorso.

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