Stato dell’arte e analisi dei fabbisogni


Risorse idriche e consumi
La sempre più evidente scarsità delle risorse idriche impone una nuova concezione dell’acqua, non più come bene a perdere, ma come risorsa strategica.
In tal senso, le direttive CE per la prevenzione e la riduzione integrate dell´inquinamento (IPPC) si stanno progressivamente concentrando sulla promozione di tecnologie di riciclo e riutilizzo delle acque di scarico.
L’agricoltura è il settore che, in Italia, più incide sul bilancio dei consumi idrici. Di conseguenza, appare chiaro che il riutilizzo dei reflui depurati nel settore agricolo per l’irrigazione permetterebbe di ridurre notevolmente il consumo globale di acqua, consentendo, al contempo, di trasferire le risorse idriche migliori ad usi più appropriati, come quello idropotabile.
In Italia le norme tecniche per il riutilizzo delle acque reflue urbane ed industriali allo scopo di ridurre il prelievo delle acque superficiali e sotterranee sono dettate dal DM 185/03.

Il trattamento delle acque reflue: costi e opportunità
Le Aziende del settore vitivinicolo e lattiero caseario presentano costi energetici ed economici elevati per il trattamento delle loro acque reflue. Inoltre, tali acque reflue, essendo molto “diluite” (basti pensare che nel siero l’acqua costituisce il 94%), se trattate potrebbero portare ad un notevole recupero di acqua, sia per processi industriali, sia per i processi irrigui, con una produzione ridottissima di solidi o concentrati.
Se tali acque venissero trattate, si potrebbero poi favorire processi di recupero anche di altre sostanze, come le sieroproteine (nel caso del siero), che trovano una richiesta di mercato dell’industria alimentare (le industrie nazionali mediamente importano circa 30.000 t/anno di sieroproteine in polvere) e che oggi invece vengono utilizzate per l’alimentazione dei suini.

Metodi di trattamento
Filtrazione con osmosi inversa o ultrafiltrazione: frutto di studi di prestigiosi enti di ricerca, metodica non utilizzata dalle Aziende per le problematiche di utilizzo e gli alti costi di realizzazione dell’impianto e di esercizio. Per essere completamente efficaci tali impianti devono, infatti, prevedere più stadi con più passaggi, perché oltre a filtrare la parte proteica ed i minerali presenti, questi devono riuscire a ridurre la carica batterica e riequilibrare gli alti valori di BOD e COD (determinati nei caseifici principalmente dalla presenza di lattosio, abbattibile solamente mediante trattamenti di osmosi o di fermentazione anaerobica).
Impianti innovativi a ozono: permetterebbero l’abbattimento del BOD e COD a costi contenuti. Il progetto mira proprio a realizzare un prototipo trasportabile a basso costo che, una volta industrializzato, possa essere impiegato dalle Aziende (tecnologia che coniughi l’ultrafiltrazione con l’ozono)

Applicazioni fitosanitarie dei reflui
Dal punto di vista “fitosanitario”, infine, le ultime disposizioni legislative della Comunità Europea (Reg. CE 396/2005; 1095/2007 e 33/2008) hanno profondamente rivoluzionato e ristretto l’uso dei prodotti fitosanitari sulle colture di interesse agrario, puntando l’attenzione alla sicurezza ambientale, alla salute umana e animale. Per i nematocidi, in particolare, oltre il bromuro di metile, anche l’ Aldicarb, il Thionazin e il Cadusafos sono stati vietati. Quali le alternative? In tal senso, lo studio sulla utilizzazione dei reflui lattiero caseari e vitivinicoli può rappresentare una opportunità di estremo interesse, così come lo è stato in passato con i reflui dell’industria olearia.

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07/03/2018